Finanza
I genitori lanciano una class action per i risarcimenti
Secondo l’Ona ci sono i presupposti per il danno morale Incaricata un’esperta per i campionamenti nell’edificio
ROSIGNANO. Nonostante le ultime rassicurazioni del Comune, i genitori della scuola materna di Nibbiaia, chiusa per amianto nel giardino, vanno avanti nella loro battaglia. E dopo avere presentato un esposto sul caso in Procura, ora lanciano insieme all’Osservazione nazionale sull’amianto (a cui si sono affidati per questa vicenda) una class action per essere risarciti in sede civile. Risarciti di quale danno? Quello morale, sulla scorta di un passaggio della sentenza Eternit di Torino depositata lo scorso 13 maggio.
La class action. Dunque, oltre alla strada penale, le famiglie che si sono associate nel comitato Ona “Finestra sul mondo” (questo il nome della materna di Nibbiaia chiusa dallo scorso 19 marzo) ora annunciano battaglia anche in sede civile. «Alla luce della motivazione della sentenza resa nel procedimento Eternit di Torino - spiega Ezio Bonanni, avvocato dell’Ona che difende i genitori in questa causa - anche la semplice esposizione all’amianto dà diritto al risarcimento del danno esistenziale. Questo, infatti, è stato deciso per i cittadini di Casale Monferrato e di Cavagnolo anche se non hanno contratto nessuna patologia da asbesto correlata». Ed è basandosi su questo presupposto che l’Ona ha deciso «di lanciare un class action per tutti gli alunni e i familiari che possono essere rimasti esposti al pericoloso minerale, che ha determinato il provvedimento di chiusura della scuola da parte del sindaco Franchi». Ed è proprio su quest’ultimo aspetto, la chiusura forzata della scuola da parte del primo cittadino, che gira tutto il procedimento messo in piedi dal comitato e dall’Ona.
I genitori “nominano” un perito. Tornano all’esposto depositato dall’Ona per conto delle famiglie al tribunale di Livorno il 9 maggio scorso, ora si registra una novità: la richiesta, da parte dello stesso comitato dei genitori, di accesso a tutti gli atti in possesso dell’amministrazione comunale sul caso e la nomina di un esperto di parte per effettuare dei campionamenti nell’edificio. «Tutto questo - spiega Bonanni - rientra nell’attività di indagine difensiva della parte offesa». Ma chi è questa esperta? Patrizia Verduchi, una chimica romana, responsabile del problema amianto per vari enti pubblici e privati, nonché direttore tecnico del proprio laboratorio di analisi chimiche, specializzato appunto nel settore dell’amianto e di altri materiali fibrosi. A lei, come confermano gli stessi rappresentanti del comitato, il compito non solo di eseguire campionamenti nel giardino della scuola, ma anche di analizzare le polveri depositate all’interno dell’edificio. «Tra l’altro - dice Antonella Franchi, genitore e coordinatrice del comitato - aspettiamo ancora di conoscere l’esito di questo tipo di indagine svolta dall’Ispo su incarico dell’amministrazione comunale. Sono passate almeno due settimane dall’incontro pubblico con l’amministrazione comunale e questa non comunicazione sulle analisi non fa altro che aumentare i nostri dubbi sulla contaminazione dell’ambiente in cui, negli anni, sono stati centinaia di bambini e lavoratori».
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