Il Tirreno

«Su questa spiaggia si incontrano persone importanti»

di Divina Vitale
«Su questa spiaggia si incontrano persone importanti»

Le capanne della discordia, l’appello della Sovrintendenza Intervista alla baronessa Maria Luisa de Banfield Mosterts

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CASTAGNETO. Ancora non è scoccata l'ultima ora delle "storiche capanne novecentesche" che si adagiano sulle dune privilegiate e protette della Costa etrusca, in località Renaione.

E' infatti in corso la lunga querelle che vede la sovrintendenza dei beni paesaggistici e culturali di Pisa e Livorno, nella persona di Fiorella Ramacogi, difendere a spada tratta i soavi ombreggiamenti che si estendono tra Bibbona e Castagneto. La sovrintendenza dunque si pone contro l'ordinanza comunale, in scadenza, che ne richiede lo smantellamento perché li considera abusivi.

Dopo la sentenza del Consiglio di Stato, che ha ribadito quella del Tribunale amministrativo regionale (rimozione dei manufatti) la sovrintendenza si appella al Comune di Castagneto: «Non si può demolire perché si va a sterminare il carattere di pregio naturalistico delle stesse strutture provvisorie. Tali manufatti, con il tempo, hanno assunto una parte integrante di quel panorama… e l'abbattimento o la sostituzione di essi con altri di tipologie diverse verrebbe a modificare il paesaggio arrecando pregiudizio all'attuale aspetto esteriore delle cose».

Contro una sentenza non si può far niente. Ma a quanto pare in Comune, alla luce dell’appello della sovrintendenza, si starebbe valutando l’opportunità di ritirare l’ordinanza.

Intanto una delle proprietarie dei manufatti, la baronessa Maria Luisa de Banfield Mosterts, racconta il profondo legame culturale che la stringe al territorio e alle contestate capanne.

Baronessa, lei in che occasione ha conosciuto il territorio?

«Subito dopo la prima guerra mondiale esplose a Trieste, appena divenuta italiana, la fissazione di comprarsi una terra nella nuova patria. Quale sito più italiano della Toscana? Per mia nonna, nata a Ragusa, sulla costa dalmata, quale sorpresa volare fino a un altro mare con gli amici triestini Brunner che si fermarono a Forcoli sulla strada per Pisa e gli amici Dorfles che si fermarono sulla volterrana. Mia nonna si mise in viaggio fino ad arrivare nella ridente Maremma. E scelse la Ghinchia».

Quali ricordi ha di quel periodo?

«Ricordo con tenerezza gli anni trascorsi su quella bella e fertile terra, dove la nonna a guisa di Marie Antoinette giocava a fare la contadinella. E poi ricordo il sole fra le dune della spiaggia , i bagni fra le onde del Tirreno, un mare nuovo per noi abituati alle acque tranquille dell'Adriatico. I tempi cambiano e non soltanto le fortune. Davanti alla Ghinchia oggi anche la spiaggia è scomparsa, mangiata da nuove correnti del mare, senza che nessuno si sia preoccupato di impedirlo».

La Ghinchia, dunque. Ma il Renaione come e quando è arrivato?

«Nel periodo della vendita della Ghinchia dividevo la mia solitudine con Ilaria Antinori, mia vicina, cianciando sulla tristezza nell'abbandonare quei luoghi sereni. Lei mi propose di acquistare la terra che i genitori le avevano regalato e la villa che Mario Incisa della Rocchetta le aveva fatto trovare su una duna nel tombolo, in località Renaione appunto. Da allora mi trovo a guardare dalla finestra il tramonto su quel mar Tirreno tanto inverosimile per me, ragazza dell'Est. Avevo lasciato una spiaggia selvaggia con vegetazione spontanea ma piena di sporcizia per una spiaggia fin troppo pettinata ma linda e immacolata, dove crescono le euforbie e i gigli pancrazi. Gli unici miei interventi furono quelli tesi ad abbattere delle brutte capanne di legni colorati lasciando intatte quelle di scopa, per le quali negli anni successivi ho pagato una bella cifra per il condono».

Parla della spiaggia considerata vip ?

«Vip ovvero "very important person", cioè persona molto importante? Verissimo, la nostra spiaggia è incontro di persone importanti con le quali condividiamo il rispetto dell'ambiente. Persone che hanno dato al mondo indimenticabili testimonianze artistiche come il maestro Karajan che veniva lì a riposarsi, o lo scrittore Antonio Tabucchi che in un suo libro parla proprio della spiaggia di Renaione dalle ninfe che si trastullano sul bordo del mare. Persone che hanno dato una svolta alla società negli anni di piombo, come il professore Carlo Tullio Altan, padre del disegnatore Altan, quindi “ nonno" di Pimpa e Cipputi, che veniva a riposarsi dalle guerre sociali e discuteva con Adriano Sofri alla facoltà di sociologia di Trento. O come l'urbanista Antonio Cederna, che a lunghi passi misurava su e giù il giorno intero l'Aurelia, onde impedire che la futura superstrada tagliasse il celebre viale di Bolgheri».

Ora da chi sono frequentate la spiaggia e quelle capanne?

«Da tanti amici. E tutti gli amici di Renaione sanno dare importanza a quello che fanno, a cominciare dai ragazzi che assunti ogni estate, finita la scuola, puliscono la spiaggia e credendo nel futuro iniziano piccole attività imprenditoriali. Seguono magistrati dalle lunghe zazzere bianche e registi famosi, attori o comici, medici. C’è l'ornitologo che fa chilometri con zaino e cannocchiale per censire i nidi dei "fratini" nascosti fra le dune. C’è il prete antimafia che, come un ragazzino, cerca di seminare la scorta nascondendosi sott'acqua. Confinanti con noi "soci", che si dividono le spese di manutenzione della spiaggia nonché delle capanne che il libeccio ogni inverno massacra, ci sono le spiagge a fronte di due aziende agricole. Camminando verso nord, vedo sotto le loro tettoie principesse accanto allo staff dell'azienda, direttori, impiegati e operai, poi una contessa, famosa scrittrice, e una contessa giornalista accanto a un fotografo di grido, bambini qualsiasi che giocano: insomma un mondo eterogeneo come si può trovare ovunque».

Quindi, in questo senso spiagge vip?

«Sì, perché li unisce l'importanza che essi danno all'etica pura e semplice. Le etiche possono essere diverse? Ce n'è una migliore dell'altra? I principi che li accomunano, sapendo di essere dei privilegiati per la bella capanna sotto la quale ripararsi, sono che l'etica che praticano non è scienza che si compra e che non esistono spiegazioni etiche da cui trarre una morale, si fonda semplicemente su una coscienza».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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