Sicurezza
In luna di miele una settimana a Roma e lì ho scialato!
La storia di Fiorindo Silvestri, classe 1928, cinque fratelli e 3 mamme, cresciuto nei campi a governare le bestie
L'intervista è stata raccolta da Giulia Zanaboni e Michael Righi il 16 febbraio, a Rosignano Solvay.
A che età ha iniziato a lavorare?
Ho incominciato avevo otto o nove anni, non andavo a scuola perché dovevo andare a lavorare Sono arrivato poi alla terza elementare che avevo quattordici anni. Però poi mi sono arrangiato bene anche nel fare i conti, per scrivere, mi sono messo a lavorare per conto mio e facevo i progetti anch'io, facevo i preventivi Ma a otto o nove anni dai contadini ci facevano governare le bestie. Qui alla Croce, da Giannino, la mattina mi alzavo e dovevo riempire, con una pompa a mano, una pila con due quintali d'acqua per abbeverare le bestie, la mucca e la vacca.
Una volta riempita questa pila la padrona mi chiamava su in casa e mi dava mezzo litro di latte, con quella bella panna sopra, quel latte della sua mucca e il pane bello caldo, buono, del contadino bello arrostito e mi facevo la mi panciata insomma.
La sua infanzia l'ha vissuta a Castelnuovo, con cosa giocavate?
I giocattoli noi? Il mio babbo sa quali giocattoli mi ha comprato? I pini c'avevano le pigne, no? Nelle pigne ci facevano il foro e ci mettevano un asse, e io mi facevo un carrettino con queste pigne. E quelli sono stati i nostri giocattoli.
Ma durante la guerra, oltre al terrore delle bombe, c'erano dei momenti più divertenti, quando magari andavate a ballare?
Sì, abbiamo avuto anche quelli. Andavo a ballare giù a Macchia Verde, qui a Santa Luce oppure verso la Solvay, in Serragrande, ma dopo la guerra. Si ballava il tango, il valzer, la quadriglia. Poi dopo ho rincominciato a lavorare da muratore, ma giorno e notte, non pensate che facessi otto ore sole.
Ma la bicicletta se l'è comprata con il primo stipendio?
No, la prima bicicletta il mio babbo me la fece fare da amici, c'era un meccanico ed una ruota veniva da quello, l'altra ruota da quell'altro e mi montò questa bicicletta che il fascista mi voleva levare. Poi dopo comprai la Willie triestina, una bella bicicletta, ma bella, così bella che non ve lo potete immaginare.
E invece i viaggi? Dove avete fatto la luna di miele?
Una settimana a Roma. E lì ho scialato. Quando siamo arrivati a Roma, scesi dal treno c'erano quelli che ti volevano portare all'hotel, alle pensioni, ai ristoranti, ed ho fatto a mia moglie: "reggiti forte, perché questi ci portano via!".
Era la prima volta che andavate fuori?
Sì. Allora si faceva tutto in casa: dolci, polli, conigli, tutta roba casalinga, nostra. In viaggio ci eravamo portati via gli avanzi, in particolare le teste di pollo, di coniglio.
Quando siamo arrivati nell'albergo ho incominciato a pulirle: giorno dopo giorno però prendevano un odore forte queste teste, nel caldo, dentro l'albergo. Allora lei ha cominciato a dire: “Tutte queste cose buttale nel cestino!” Nel cestino? C'arrestano -dissi - se si buttano nel cestino la cameriera vede tutte queste cose e dice: "cos'hanno fatto questi qui?"' Allora feci un fagotto e l'ho misi in valigia. Arrivati fuori Roma presi questi ossi e li buttai fuori dal finestrino del treno!
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Dove siete stati in viaggio di nozze? E quali avventure avete vissuto? Inviateci il vostro racconto e le vostre immagini.
email: cecina.it@iltirreno.it, oppure telefonate al numero verde: 800 010401. La vostra storia sarà pubblicata sul Tirreno. E andrà a far parte della raccoltA di Foresta Bianca.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
