Il Tirreno

Ineos pronto a vendere l’impianto di Rosignano

di Mario Moscadelli
Ineos pronto a vendere l’impianto di Rosignano

La multinazionale ha avviato un’indagine per cercare un acquirente entro il prossimo ottobre. Le Rsu: «Non sarà perso nessun posto di lavoro»

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ROSIGNANO. Ineos, colosso britannico del settore chimico, è intenzionata a vendere l’impianto di Rosignano. L’annuncio è stato dato ieri mattina dai vertici della multinazionale in due incontri: prima con l’Rsu e poi con il tutto il personale, composto da circa 180 unità. Un annuncio che ha destato smarrimento tra i lavoratori, come normale che sia, ma i sindacati sono fiduciosi: «In nessun caso il sito sarà ridimensionato nella sua forza lavoro», dice Stefano Santini dell’Rsu. In nessun caso sì, perché l’ipotesi della vendita ha una scadenza: il prossimo ottobre. Se entro questa data non ci sarà una nuova proprietà, il sito resterà sotto la bandiera di Ineos. Lo stesso vale per l’impianto di Sarralbe, in Francia.

L’operazione. A monte di questa operazione non c’è nessuna crisi della produzione dell’impianto rosignanese, anche se le difficoltà nell’approvvigionamento dell’etilene (dovute alle condizioni meteo-marine) non sono certo d’aiuto visto il mercato attuale. «L’impianto continua a generare valore ed è redditizio», come spiega in una nota la divisione europea di Ineos che si occupa di olefine e polimeri. E allora perché venderlo? Perché la multinazionale ha bisogno urgente di liquidità per investire in quei complessi industriali dove il potenziale margine di utile è nettamente superiore a quello di Rosignano. Questi siti sono Colonia (Germania), Grangemouth (Scozia), Rafnes (Norvegia) e Lavéra (Francia). Ma cosa hanno in più di Rosignano? Sono impianti integrati a monte e a valle tra olefine e poliolefine. Nello specifico sono dotati di impianti chiamati cracking, che permettono di sviluppare un processo che produce idrocarburi paraffinici leggeri. A Rosignano questo non c’è e, in questo momento, fa la differenza anche se il polietilene prodotto nello stabilimento di via Piave continua a tirare, come conferma il direttore Mario Panattoni. Ma chi può essere interessato a questo sito? Santini lancia una provocazione: «Vediamo dove sono gli imprenditori italiani, vediamo chi ha il coraggio di investire comunque in un impianto che produce valore ed è al top della sicurezza». La sensazione, però, e che eventuali compratori potrebbero arrivare dai paesi arabi o dall’India.

Il nodo-lavoratori. Ma in caso di vendita che ne sarà dei lavorator? «Una parte - spiega Panattoni - continuerà a lavorare nell’impianto pilota (per la ricerca) che Ineos comunque manterrà. Il resto, visto che l’attuale personale è misurato alla produzione, sarà assorbito dalla nuova proprietà». Nessun allarme anche dal sindacato. «Abbiamo già vissuto dei passaggi di proprietà - dice Santini - e nessuno è mai andato in cassa integrazione o ha avuto ritardi nello stipendio. Sarà così anche stavolta, a prescindere dell’esito della vendita. Inoltre, Ineos non vuole svendere, ma vendere un impianto di alto valore economico e produttivo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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