Il Tirreno

Assolti i due imputati

Non fu colpa loro se quella ragazza morì di overdose. Lo ha stabilito il giudice Beatrice Dani, che ieri mattina in tribunale a Livorno ha assolto Jacopo Conti (cinquantatreenne domiciliato...

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CECINA. Non fu colpa loro se quella ragazza morì di overdose. Lo ha stabilito il giudice Beatrice Dani, che ieri mattina in tribunale a Livorno ha assolto Jacopo Conti (cinquantatreenne domiciliato alla California di Bibbona, difeso dall'avvocato Enrico Marinai) e Maria Paola Lovati (cinquantenne milanese residente a Cecina, difesa da Massimo Tuticci).

I due imputati erano finiti sotto processo per spaccio di sostanze stupefacenti, morte come conseguenza di altro delitto (Conti), favoreggiamento e frode processuale continuata (Lovati). In altre parole, Conti avrebbe venduto la dose mortale alla ventiduenne trovata senza vita in un appartamento alla Palazzeta, quattro anni fa; Lovati a sua volta avrebbe cercato di depistare le indagini ripulendo quella casa e spostando addirittura il cadavere.

Processati con giudizio abbreviato, entrambi sono stati assolti. Assoluzione piena per Conti (perché il fatto non sussiste), per il quale lo stesso pubblico ministero aveva chiesto l'assoluzione seppur con formula dubitativa. Assolta per non aver commesso il fatto la Lovati, nei cui confronti il pm aveva chiesto una pena di un anno e quattro mesi.

Smontato quindi l'impianto accusatorio costruito sull'autopsia e sulle intercettazioni telefoniche.

I fatti risalgono alla mattina del 17 dicembre 2008, pochi giorni prima di Natale. La vittima, che lavorava come banconista in una pizzeria, quel giorno era insieme alla Lovati a casa di quest'ultima, in via Vecchia Livornese.

Fu la stessa Lovati ad ammetterlo quando fece scattare l'allarme telefonando al 118 e chiedendo l'invio di un'ambulanza.

La ragazza era sul letto, ormai morta. Sul comodino la polizia trovò alcune cartine stropicciate con tracce di eroina, che le due avevano sniffato o fumato.

La Lovati fornì una versione che non convinse gli agenti. Fu messo sotto controllo il suo telefono e venne fuori il nome di Conti, ritenuto come dicevamo quello che cedette l'eroina alle due amiche.

La Lovati stessa, da persona informata sui fatti, diventò indagata: fu accusata di aver eliminato quasi ogni traccia di stupefacente dall'abitazione e di aver spostato il cadavere.

Tutti sospetti diventati accuse in giudizio e alla fine smontati con la sentenza di ieri mattina della dottoressa Dani, emessa dopo cinque ore di udienza.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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