Il Tirreno

«Non sborsate un centesimo»

di Alessandra Bernardeschi
«Non sborsate un centesimo»

Campagna del Movimento consumatori contro chi impedisce il recesso da contratti e servizi

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CECINA. Il Movimento Consumatori della Bassa val di Cecina lancia la campagna "Non sborsate un centesimo".

Il problema, sottolineato dal responsabile Alessandro Masoni, è rivolto soprattutto a quei cittadini che hanno deciso di recedere da un contratto di servizi, ad esempio telefonico o televisivo, e che invece continuano a ricevere solleciti di pagamento con minacce di pignoramento.

«Non pagate niente, non sborsate un centesimo di euro - dice Masoni - sono costretto a ripeterlo anche decine di volte ogni giorno a famiglie o imprenditori, continuamente vessati da richieste di pagamento che vanno da 40, fino a 3 o 4mila euro per le aziende, richieste spesso del tutto immotivate. Sta diventando una vera campagna di resistenza di fronte all'assedio continuo di società di recupero crediti, avvocati o sedicenti tali, dottori e legali, che spesso si presentano in tal modo solo telefonicamente, intimando pagamenti entro tre o sette giorni e intimorendo o addirittura minacciando le persone e gli imprenditori, di pignoramenti, spese legali, tribunali, cause e quant'altro, per presunti crediti e richieste di pagamento, spesso assolutamente senza fondamento legale o contrattuale».

«Il fenomeno - continua Masoni - ha raggiunto negli ultimi due anni dimensioni di massa, con varie centinaia di consulenze e pratiche di reclami che il Movimento consumatori dedica a tale tipo di solleciti, intimazioni, messe in mora, molti dei quali positivamente e completamente risolti».

La cifra varia a seconda se le bollette, che arrivano dopo il recesso, sono rivolte alle famiglie o alle aziende «o a seconda del tempo trascorso dal recesso. Il caso più frequente è quello della richiesta di pagamento delle fatture emesse dalle società telefoniche, del gas o energetiche, dopo che il consumatore ha già fatto recesso dal contratto. Tanto per fare un esempio, solo lunedì mattina ho dovuto trattare ben quattro casi di questo genere».

Masoni ricorda che in Italia ci sono «ben tre leggi, la Bersani, il codice del consumo e le delibere delle autorità di settore, che stabiliscono che il recesso deve esser attuato dalle aziende venditrici al massimo entro 30 giorni dal ricevimento; spesso purtroppo il cliente rimane in archivio anche dopo mesi e mesi, ricevendo fatture bimestrali di soli canoni, del tutto ingiustificate, che poi vengono richieste in pagamento dalla società di recupero crediti incaricata, con insistenze tali da stancare e, alla fine, costringere il consumatore o l'imprenditore a pagare, pur di togliersi di torno il problema e le fastidiose lettere o chiamate telefoniche continue».

Altro caso frequente è quello della richiesta di pagamento delle vecchie penali di fine contratto che, rese illegittime e uscite dalla porta con il vecchio nome a opera della legge Bersani (la numero 40 del 2007), sono rientrate dalla finestra con il nuovo nome dei cosiddetti "costi di recesso anticipato o costi di disattivazione"; modalità che le compagnie telefoniche, ma anche le nuove compagnie energetiche del libero mercato, si ostinano a richiedere ai consumatori ben sapendo che il consumatore e la piccola azienda non faranno mai ricorso al giudice su tali importi da poche decine o centinaia di euro.

Il Movimento consumatori è pronto a verificare e controllare tutte le richieste di pagamento e le segnalazioni dei cittadini e delle aziende; i cittadini interessati possono contattare il numero 328-3395944 del responsabile, per promuovere verifiche e ogni reclamo utile.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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