Il Tirreno

Cosa uccide i pini? Altre analisi sulle piante malate

L’ipotesi gelo prolungato non convince l’esperto. Pace: «Potrebbero anche essere cause non naturali»

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ROSIGNANO. Non ha ancora una causa precisa la malattia che ha colpito molti esemplari di pino nel nostro comune. Sollevata dal Tirreno una ventina di giorni fa, la situazione non sarebbe allarmante, secondo gli esperti di Palazzo civico, né per la salute delle piante, né per la sicurezza dei cittadini; ma il fenomeno resta difficile da decifrare. Mentre l'indagine si estende anche ad altri comuni limitrofi, e non si esclude neanche che possa trattarsi di "una causa non naturale". Ma andiamo per ordine.

Prime analisi. L'ufficio manutenzioni del Comune ha fatto nei giorni scorsi alcune verifiche su alcuni pini potati. «Ho visionato - afferma Stefano Pace, agronomo del Comune - alcuni rami tagliati in via Pascoli. Da una prima osservazione i rami secchi non presentano né rigonfiamenti, né lacerazioni. Segno che porterebbe ad escludere la presenza di insetti o parassiti». A questo punto come causa del fenomeno sarebbe avvalorata la teoria, già avanzata da Pace nella prima intervista, di gelo e neve avuti lo scorso inverno che permanendo sui rami li avrebbero praticamente bruciati. «Ma per accertare questa teoria - sostiene Pace - bisognerebbe fare altre analisi più approfondite, chimico-fisiche». I toni distesi del vicesindaco con delega alle manutenzioni Lilia Benini tendono a rassicurare: «Stiamo cercando di capire di cosa è frutto il fenomeno dei rami secchi». Del resto come ci dice lo stesso Pace, «i rami che ho esaminato erano potature di routine eseguite da Rea e non finalizzate al problema dei rami secchi. Ed è stata una mia iniziativa personale avvicinarmi e dare un'occhiata, dato che abito nei pressi».

Dubbi. Nonostante il primo sopralluogo propenda per la tesi gelo, Pace nutre delle perplessità. Delle cose non tornerebbero. «Ad essere colpiti - spiega l'agronomo - sono stati soprattutto i pini domestici, tipici delle nostre zone e quindi non particolarmente abituati alle basse temperature. Secondo questa logica però non è chiaro perché non siano stati colpiti per niente o in minima parte, i pini D’Aleppo, originari della Siria, una zona con un clima più caldo del nostro e quindi ancor meno abituati al freddo e al gelo». Il pino domestico risulta infatti il più colpito: «il 90% dei pini interessati dal fenomeno sono domestici - afferma l'agronomo - il restante 10% sono delle altre due specie presenti sul territorio, D’Aleppo e marittimo». Ma non è il solo mistero. «Un altro aspetto che non combacia con l'ipotesi della neve gelata è che a essere colpiti sono stati anche pini vicini al mare ed esposti al vento, fattori nemici di neve e gelo». Tutte stranezze che però restano da approfondire. «Del resto - afferma Pace - quando si esamina la natura molti sono i fattori che entrano in gioco e non è semplice individuarli subito tutti. Le cause inoltre - aggiunge - potrebbero anche non essere di origine naturale». L’Arpat non è ancora stata avvisata.

Indagini. Nel frattempo, per capirci qualcosa di più le indagini si allargano ai comuni limitrofi. «Per il momento - afferma Pace - ho contattato il comune di Castellina, ma pare che lì il fenomeno non sia presente». Da testimonianze raccolte da noi, invece, risulta che a Casale ci siano pini con rametti secchi, così come si possono osservare sugli alberi ai lati del tratto nord della via Aurelia prima di entrare nell'abitato di San Pietro in Palazzi.

Chiara Castaldi

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