Il Tirreno

Rinvio a giudizio per ex direttore Solvay

di Mario Moscadelli
Rinvio a giudizio per ex direttore Solvay

Amianto: il Gup accoglie la richiesta del magistrato per la morte di Romano Posarelli. Esulta l’Ona

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ROSIGNANO. Rinvio a giudizio per Piero De Gaudenzi, l’ex direttore della Solvay accusato di omicidio colposo per la morte di Romano Posarelli, ex dipendente dello stabilimento di Rosignano scomparso due anni fa per adenocarcinoma polmonare, malattia riconosciuta dall’Inail come conseguenza dell’amianto respirato sul luogo di lavoro.

L’udienza. L’udienza, che si è svolta ieri mattina al tribunale di Livorno, è iniziata intorno alle 11. Davanti al giudice delle indagini preliminari Giovanni Zucconi si sono seduti il pm Paola Rizzo, Ezio Bonanni avvocato della vedova Posarelli (Maria Luisa Filippi), Paola Primon legale dell’Ona e i collaboratori dei difensori dell’ex direttore della fabbrica rosignanese, ovvero Dario Bolognesi e Luca Santa Maria. L’udienza è andata avanti per circa un’ora e si è conclusa con la decisione da parte del giudice di rinviare a giudizio De Gaudenzi - 92 anni, direttore dello stabilimento di via Piave dal 1976 al 1982 - e di accogliere, dunque, la tesi del pubblico ministero. La prima udienza del processo è stata fissata per il prossimo 29 settembre al tribunale di Cecina. Come afferma Bonanni, inoltre, l’Ona è stata ammessa al processo come parte offesa, mentre i familiari di Posarelli si sono costituiti come parte civile. Ricordiamo che l’Inail aveva già riconosciuto a Posarelli il nesso di causalità della malattia con la mansione professionale svolta all’interno della fabbrica nel reparto calderai.

Le reazioni. Esulta l’Ona, l’osservatorio nazionale dell’amianto che da circa 4 anni lotta per il riconoscimento delle vittime dell’amianto sui luoghi di lavoro, visto che il caso-Posarelli rappresenta per l’associazione una causa-pilota contro la multinazionale belga. «Il giudice Zucconi - dice l’avvocato romano Bonanni - ha di fatto accolto la tesi mia e del magistrato, ovvero che la mansione di tubista svolta da Posarelli durante gli anni Settanta era tra quelle da considerarsi a più elevato rischio di esposizione, in quanto il lavoro veniva svolto su parti di impianto per la maggior parte coibentate». Questo passaggio, tra l’altro, è inserito nella relazione firmata dai consulenti - Fabio Capacci e Stefano Silvestri - incaricati dal sostituto procuratore Paola Rizzo. Insomma, in sostanza Solvay avrebbe fatto lavorare Posarelli senza le necessarie protezioni. «In particolare - spiegano dall’Ona - dalla relazione del medico legale emerge che Posarelli è stato esposto a concentrazioni 500 volte superiori alla soglia limite delle 100 ff/l (fibre/litro, ndr) senza alcuna protezione». Bonanni, tra l’altro presidente nazionale dell’Osservatorio aggiunge: «Dalla stessa perizia emerge, inoltre, che l’amianto è stato utilizzato da Solvay come materia prima fino al 2004 e anche oggi, come tra l’altro conferma Massimiliano Posarelli, figlio di Romano, che lavora nello stabilimento, è presente nella fabbrica non del tutto bonificata». Bonanni ricorda che «alla Procura di Livorno ha già depositato personalmente venti denunce relativi a casi di malattie di ex dipendenti Solvay e consiglia a tutti coloro che credono di avere lavorato a contatto con l’amianto di sottoporsi alla procedura di sorveglianza sanitaria».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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