Sicurezza
Un libro sul fascismo «Per non dimenticare»
«Fascisti a Livorno e provincia» (edizioni Erasmo) è un bel libro, eccellente nelle immagini, ricco di una documentazione quanto mai interessante. Merito di Mauro Nocchi dell’Anpi di Livorno
CECINA. «Fascisti a Livorno e provincia» (edizioni Erasmo) è un bel libro, eccellente nelle immagini, ricco di una documentazione quanto mai interessante. Merito di Mauro Nocchi dell’Anpi di Livorno che con la consulenza dello storico Mario Baglini riproduce in fotostatica un dossier originale stampato dalla federazione fascista livornese nel lontano 1937.
Il libro è stato presentato dall’Anpi, l’Associazione nazionale partigiani, di Cecina in un incontro che si è svolto all’Auditorium di via Verdi nell’ambito delle celebrazioni del 25 Aprile, festa della liberazione dal nazifascismo. L’obiettivo, hanno ricordato il presidente locale dell’Anpi Paolo Bertolini e l’assessore alla Cultura Antonio Garigali nell’introduzione, è quello di non dimenticare. Sul significato storico e documentario del libro si sono addentrati i relatori Nocchi e Baglini, coordinati dalla giornalista Maria Meini, caposervizio del Tirreno.
Avvincente la presentazione di Nocchi che racconta come casualmente gli venne consegnato il testo da lui tenuto in un cassetto per 25 anni, preoccupato per una possibile “apologia di fascismo”. Poi invece si persuase del senso diverso in chiave di documentazione storica che l’opera avrebbe potuto assumere e si decise per la sua pubblicazione una prima volta dieci anni fa e in seconda edizione oggi. Nel suo commento crico Baglini individua tre personaggi essenziali da cui il movimento fascista livornese prese le mosse: Costanzo Ciano, Dino Compagni e Marcello Vaccari. Sorprende l’influenza sui livornesi della figura del marchese fiorentino, quel Perrone-Compagni, che fu uno dei più «efferati capi del primo squadrismo». Fu infatti lui a guidare nell’agosto del 22 l’assalto al Comune diretto dal socialista Mondolfi. Peraltro, inviato da Firenze su ordine di Compagni, arriva Vaccari ad organizzare e guidare il fascismo livornese. Un’esperienza di stravolgimento della legalità che la bella foto dell’assedio al Comune da parte delle forze fasciste documenta meglio di ogni altra prova scritta. Ma il libro documenta anche gli antecedenti rivoltosi del nascente movimento: la adunata di San Sepolcro, l’attacco al giornale socialista l’Avanti!, «l’impresa di Fiume» anteprima della marcia su Roma, le prime adunate nel 20. E poi i primi assalti squadristici tra cui spicca l’attacco in Cecina con la sparatoria su piazza e il ferimento del primo «martire» fascista, Dino Leoni, che costò l’accusa e la condanna al sindaco socialista Ersilio Ambrogi. In conclusione la documentazione sugli elenchi dei militanti livornesi e provinciali fino a Piombino e l’Elba con i “brevettati” della marcia su Roma. Nell’appendice gli autori hanno voluto ricordare anche alcune effetti perversi del fascismo: un elenco ampio di condannati livornesi dal Tribunale speciale. In nome della libertà.
Carlo Rotelli
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