Il Tirreno

Condannati per l’assalto al blindato

di Alessandro De Gregorio
Condannati per l’assalto al blindato

Undici anni a 5 imputati, assolte le mogli. Concluso il processo per la spettacolare rapina di Castiglioncello

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CASTIGLIONCELLO. La sentenza è arrivata in serata e dopo dieci anni da quell'assalto scenografico al blindato. In tribunale a Livorno cinque imputati sono stati condannati a undici anni di reclusione, al pagamento di 2.500 euro di multa e a provvisionali salatissime: 475mila euro solo quella riconosciuta alla Securpol. Un sesto imputato è uscito dal processo perché nel frattempo deceduto. Assolte le tre donne. Per conoscere le motivazioni del collegio presieduto da Antonio Del Forno (a latere Giovanni Zucconi e Ottavio Mosti) bisognerà attendere 90 giorni.

Gli imputati sono tutti di Napoli. Giuseppe Capasso (51 anni, detto "padre Pio" o "fra' Pappino"); Giovanni Padovano (45, "'o scistaiuolo"); Aldo Mosca (64, "'o marmista"); Salvatore Tommolillo (56, "Wendy'e camerata"); Salvatore Del Cuoco (39, "'o piccirillo"). Uscito di scena in quanto deceduto Tommaso Padovano ( lo zio paterno di Giovanni). Secondo il pubblico ministero Paola Rizzo, che coordinò le indagini dei carabinieri, si trattava di una vera e propria banda alla quale contestò l'associazione per delinquere finalizzata alla commissione di vari reati: rapina, sequestro di persona, furto aggravato, ricettazione, porto di armi da guerra e da sparo.

Erano finite alla sbarra anche Rosa Cherillo (43, moglie di Capasso); Filomena Faiella (38, moglie di Giovanni Padovano); Giovanna Sorrentino (41, moglie di Tommolillo). Loro tre sono state assolte sia per l’associazione e il riciclaggio, oltre che prescritte per il reato di favoreggiamento.

La vicenda fu clamorosa tanto quanto appassionanti furono le successive indagini dei carabinieri per rintracciare i misteriosi banditi che rapinarono un furgone portavalori della Securpol, sequestrarono le guardie giurate e sparirono con oltre mezzo miliardo di euro.

L'assalto avvenne all'alba del 26 luglio 2002 ma quel colpo era stato pianificato da mesi, la zona controllata, i tempi testati durante numerosi sopralluoghi lungo la direttrice Piombino-Livorno. A giugno la banda aveva già rubato un furgoncino alle Gorette e un furgone Ulysse a Sarzana. Si era dotata di tute da operai addetti alla manutenzione stradale, di scanner per intercettare le frequenze di polizia e carabinieri. Ed era riuscita a manomettere il blindato della Securpol (da sotto) nel cui motore erano stati installati due congegni: uno per bloccare l'erogazione della benzina al carburatore, un altro per accendere un razzo di soccorso da natante. Entrambi i congegni erano collegati a un radiocomando. Preparato il campo, quel 26 luglio scattò la messinscena. Il blindato, partito alle 5,10 da Livorno con due agenti a bordo, era diretto all'Elba dove avrebbe dovuto consegnare 584mila euro in banconote alle filiali del Monte dei Paschi. Il portavalori era seguito da un'auto civetta. Alle 5,35 sull'Aurelia, allo svincolo per Castiglioncello, il "guasto". Stop alla benzina. Il conducente accostò e chiese l'invio di un altro mezzo. Po il fumo. Le due guardie uscirono dall'abitacolo mentre arrivava il Fiorino bianco con un lampeggiante e, sulle fiancate, la scritta "segnaletica stradale". A bordo alcune persone con le tute arancioni. Uno dei finti operai uscì a volto scoperto con un kalashnikov. Poi uscirono gli altri, passamontagna in testa, mitra e pistole in pugno. I vigilantes vennero disarmati, legati ai polsi con fascette di plastica, caricati sul Fiorino e abbandonati alle Spianate. I banditi svuotarono il blindato e sparirono senza lasciare tracce. Anzi, no: perché sul lampeggiante del Fiorino i Ris trovarono le impronte papillari di Giovanni Padovano. Il telefono di "'o scistaiuolo" fu messo sotto controllo. Uno a uno finirono tutti in carcere, le mogli ai domiciliari.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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