Il Tirreno

Cosimi: «Questo ospedale non sarà smantellato»

di Rino Bucci
Cosimi: «Questo ospedale non sarà smantellato»

Il sindaco di Livorno in aiuto di Benedetti, ma sul direttore dell’Asl smorza i toni: «Si parli con la Regione». Le liste d’attesa? «Limitiamo la libera professione»

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CECINA. Chiamato in ballo tante volte dal Comitato di Don Reno, come l’artefice dell’”accordo” con Rossi&Calamai ai danni della sanità cecinese, bacchettato nell’ultimo intervento della minoranza del Pd cecinese, il sindaco di Livorno si veste da garante per l'ospedale di Cecina. «Non verrà smantellato o cannibalizzato da quello di Livorno - ha detto Alessandro Cosimi - e non ci sono progetti di soppressione. C’è una riorganizzazione che interessa tutta la Toscana. Mancano le risorse e per vincere la battaglia tutti dovremo lasciare per strada un pezzettino».

Cosimi è intervenuto a un dibattito su ospedale e autostrada organizzato dal Pd all’Arci di Palazzi (ma della Tirrenica si è parlato poco). Presenti il sindaco Stefano Benedetti, Samuele Lippi (segretario della Federazione) e Alessandra Meini (segretaria dell’Unione comunale), si è parlato invece per più di due ore di sanità.

Battaglia politica. Prima l’intervento di Benedetti che ha messo nero su bianco la posizione dei Comuni della Val di Cecina. Che chiedono chiarezza alla Regione e rispetto dalla dirigenza Asl. É in questo contesto che Cosimi ha chiarito la sua posizione. «Sull'ospedale di Cecina, il Pd di Livorno da sempre si è battuto, fin dai tempi di Mario Volpato per la sua realizzazione e poi, quando per metà era vuoto, per il suo completamento. Non c’è nessuna ipotesi di chiusura, non c’è mai stata. La verità è che qui è in atto una battaglia politica. È mai possibile che solo in questa zona sia nato un comitato che difende la sanità pubblica quando in tutta Italia la si critica?»

Sostegno a Benedetti. «Purtroppo, in sanità, gli amministratori locali sono tagliati fuori. Non abbiamo potere normativo. Dal punto di vista politico, però, ci dobbiamo spendere per creare una rete di servizi che interessi tutta la provincia. Cecina è un punto fondamentale».

Parlare con Rossi. Un giudizio anche su Monica Calamai. I sindaci della Bassa val di Cecina da settimane si lamentano di non essere mai riusciti a dialogare e programmare con la manager. «Gli amministratori devono stare agli indirizzi. Non possiamo dire a Monica Calamai che cosa fare, ma cosa vogliamo. Ma il nostro interlocutore è la Regione, è lì che si gioca la partita. Solo per portare l'ultimo esempio: la classificazione degli ospedali in strutture di tipo A-B-C era una bischerata. E l'Anci è riuscita ad abrogare la norma che le prevedeva». E per limitare le liste d’attesa Cosimi ha proposto di limitare l'intramoenia e la libera professione. C'è troppo disequilibrio tra il pubblico e il privato in ospedale».

Confronto interno. Cosimi è intervenuto sul dibattito tra le due correnti che attraversano il partito. Quella maggioritaria e quella civatiana (interpretata dalla segretaria di Marina, Luna Biondo) che apre verso movimenti come il comitato Pro ospedale e rimprovera al partito di stare alla finestra. «Serve un fronte esteso - ha detto Biondo - aperto alle minoranze. 20mila firme di cittadini non si possono ignorare». Per Cosimi invece, così come per Lippi e Meini, il partito non può aprire a comitati «che delegittimano le istituzioni, a danno della sanità pubblica». Diverso il ruolo del sindaco, che bene ha fatto ad allargare il confronto.

La parola dei medici. «Corretta la posizione del sindaco di Cecina - ha detto Roberto Gori, medico di base - ma c'è da lavorare. Da medico di famiglia mi accorgo di come non ci siano rapporti tra territorio e ospedale. Il problema della file al Cup ha di fatto riversato la richiesta sui laboratori privati».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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