Sicurezza
Dolore e una cortina di silenzio intorno a Massimo
Le indagini dei carabinieri procedono sugli appartamenti, sul computer ma anche su una vecchia inchiesta dei Nas
ROSIGNANO. Procedono a fari spenti le indagini dei carabinieri per far luce sulla morte di Massimo Fatticcioni. Esauriti gli accertamenti autoptici, in attesa del responso dei laboratori sulle cicche trovate sul tetto dal quale domenica è precipitato, accantonato (almeno per il momento) il telefonino, resta da concludere l’esame del computer. Ma soprattutto restano da sentire alcuni proprietari degli appartamenti che fanno parte dell’edificio nel quale Fatticcioni domenica è entrato e dal quale è poi caduto. 53 appartamenti, gran parte dei quali usati per le vacanze estive. In uno di questi potrebbe nascondersi la chiave del giallo. Le poche famiglie che vi abitano sono state tutte sentite e risentite. Nessuno ha detto di aver aperto, accompagnato o visto la vittima. Il collegamento tra Fatticcioni e quell’immobile su lungomare Monte alla Rena resta dunque un rebus. Non risulta che in passato lui e il padre antennista vi abbiano mai fatto lavori. Non vi abitano parenti o amici. Fatticcioni non aveva detto a nessuno, nemmeno al padre o alla fidanzata, che domenica mattina sarebbe andato lì. Era uscito di casa alle 10, era stato visto alle 11 alle Morelline ed era stato trovato morto lì, nello stradello che conduce al cortile, alle 12,30.
In quell’ora e mezzo non si sa cosa abbia fatto, chi abbia visto e perché. Addosso non aveva chiavi del portone ed è sempre più forte il sospetto che qualcuno lo abbia accompagnato su, in qualche appartamento, e magari pure sul tetto. Ma sono soltanto sospetti, ipotesi investigative non suffragate da fatti e riscontri.
Tutti conoscevano Fatticcioni, il quarantatreenne cuoco dell’Accademia navale di Livorno, grande appassionato di ciclismo, delle Spiagge bianche e della movida in piazzetta a Castiglioncello. Tutti lo conoscevano ma nessuno sa cosa ci facesse lì. O, almeno, nessuno lo ha ancora detto. Per sciogliere il mistero bisogna capire il legame tra la vittima e il luogo in cui Massimo si è recato per l’ultima volta, in motorino, e poi è morto.
Gli investigatori non tralasciano nulla, nemmeno quella vecchia inchiesta dei Nas che coincise con il suo allontanamento dal Gs Rea e dal ciclismo agonistico. E’ l’unica sbavatura in un quadro dipinto a tinte colorate dagli amici e dalla famiglia: il Massimo solare, sempre sorridente, pieno di vita, amico di tutti forse qualche problema ce l’aveva. E chissà, forse proprio quel problema domenica lo ha ucciso.
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