La manifestazione
Al setaccio anche il pc di Massimo
Si cerca un collegamento tra Fatticcioni e quel palazzo da dove è precipitato. Oggi i funerali
ROSIGNANO. Le domande restano le stesse, due su tutte: cosa ci faceva su quel palazzo e con chi era? Per altre gli investigatori hanno ottenuto le risposte che cercavano: Massimo Fatticcioni è morto cadendo dal tetto, l'autopsia condotta dal medico legale Alessandro Bassi Luciani ha confermato che tutte le ferite riportate dal quarantatreenne, appassionato di ciclismo e cuoco dell'Accademia navale, sono compatibili con la dinamica della caduta da un'altezza di cinque piani. L'anatomopatologo si è riservato di trasmettere il rapporto completo al sostituto Paola Rizzo nei canonici 90 giorni ma una prima anticipazione l'ha fornita. Non ci sono più dubbi sulla causa di morte: le fratture e le lesioni riscontrate sono assai peggiori di quelle che sembravano in un primo momento.
I dubbi dunque restano altri. I carabinieri continuano a indagare. Scartato il cellulare, che non avrebbe fornito alcun indizio utile, la loro attenzione si è concentrata anche sul computer che la vittima aveva in casa. Si cerca nelle email, magari in qualche chat, per individuare qualche spunto per gettare un ponte tra Massimo e il luogo in cui domenica alle 12,30 è stato trovato morto, il condominio semideserto sul lungomare Monte alla Rena.
Intanto ieri il pm ha concesso il nullaosta mettendo la salma a disposizione della famiglia. Stamani l'impresa funebre Battiata trasferirà il feretro dall'istituto di medicina legale di Pisa alla chiesa di Santa Croce di Rosignano Solvay, dove alle 11 si svolgeranno i funerali celebrati da don Pio Maioli. Poi la cremazione.
Mentre gli investigatori continuano a setacciare gli appartamenti di quel complesso sul lungomare in cerca di indizi ma soprattutto di testimoni, la famiglia si è chiusa nel dolore. «Un dolore immenso - dice Linda, la sorella della vittima - e vorremmo che su questa vicenda calasse il silenzio. Comprendiamo il vostro lavoro ma cercate di capire il nostro stato d'animo. Sono state dette troppe cose. Una cosa voglio sottolinearla: Massimo amava la vita, era una persona splendida, positiva, non aveva ombre».
É quanto hanno detto fin qui gli amici di Fatticcioni. Anche per questo la sua morte non trova spiegazioni plausibili. Si è parlato dell'antenna, della possibilità che Massimo possa essere andato su quel tetto per eseguire un lavoretto come faceva ogni tanto insieme al padre. Ma si è anche detto che quel condominio ha già un antennista, che Fatticcioni non aveva la borsa degli attrezzi, che a colazione non ne aveva parlato col padre. Si è anche detto che addosso non aveva le chiavi di quel palazzo, che nessuno finora ha ammesso di avergli aperto il portone o di averlo accompagnato. Nessuno si è fatto avanti nemmeno ieri, confermano i carabinieri, i quali non solo non escludono ma sospettano sempre di più che la vittima sia stata accompagnata lassù da qualcuno. Qualcuno che magari era lì quando Massimo è caduto giù, e che per paura è fuggito chiudendosi dietro la botola che conduce sul tetto. Quanto all'abitudine che avrebbe avuto Massimo di sedersi sull'orlo di terrazze e cornicioni godendosi il panorama, abitudine che sarebbe stata riferita anche dalla famiglia agli inquirenti, si tratta di un altro dettaglio messo agli atti ma che appare privo di consistenza. Se si fosse seduto nel punto da dove risulta caduto avrebbe avuto il mare, e il vero panorama, alle spalle. Che senso avrebbe avuto? E poi, stando alla descrizione che viene fornita di Fatticcioni, la sua presenza in cima a quel condominio, di domenica mattina, in una giornata meravigliosa come quella, è insolita. Come minimo.
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