Il Tirreno

Naufragio, servirà una vera simulazione

Naufragio, servirà una vera simulazione

Dopo la prova in mare di ieri, la procura dispone un test con la barca in movimento

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ROSIGNANO. Gli investigatori della marina e il perito parlano di concause. Dunque, non sarebbe stato un solo difetto a far affondare la barca su cui lo scorso 18 febbraio ha perso la vita Wladimiro Trotta, operaio cecinese di 43 anni. Ma la procura ha deciso di proseguire con le indagini tecniche e ha disposto una vera e propria simulazione di quel naufragio accaduto vicino alle Secche di Vada.

Ieri mattina intorno alle 10,30 l’ingegnere nautico Carlo Culla, coadiuvato dagli uomini della Guardia costiera locale, ha eseguito la messa in mare dell’imbarcazione sotto sequestro da oltre un mese al porto Cala de’ Medici di Rosignano. Sull’esito c’è il massimo riserbo, ma da quanto potuto ricostruire si sono avute conferme ai sospetti già maturati durante il primo test, ovvero il riempimento della barca con l’acqua: non sarebbe stato un solo difetto a far entrare acqua nello scafo. Dagli accertamenti finora eseguiti, infatti, emerge che sarebbero state delle concause ad avere determinato l’incidente, in cui si sono salvati due amici di Trotta, Massimo Pardera e Gaetano Beninati.

Tuttavia, la procura ha deciso di andare avanti con le perizie tecniche. E durante la prossima settimana sarà eseguito un altro test, l’ultimo possibile: la barca (di proprietà di 6 soci) sarà nuovamente messa in mare, ma stavolta si accenderà il motore per ripetere lo stesso tragitto fatto dai tre pescasportivi in quella mattina di febbraio. Tragitto che sarà effettuato con gli stessi pesi di quel giorno.(ma.-mo.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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