Il Tirreno

La risposta in quelle due ore e mezzo

di Alessandro De Gregorio
La risposta in quelle due ore e mezzo

C’è un buco da colmare dalle 10 alle 12,30. Appello dei carabinieri: «Chi ha notizie si faccia avanti». Oggi l’autopsia

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ROSIGNANO. E' in quelle due ore e mezzo, dalle 10 alle 12,30, che i carabinieri cercano una risposta al giallo del lungomare. Due ore e mezzo nelle quali non sappiamo ancora cosa abbia fatto Massimo Fatticcioni, il cuoco di 43 anni trovato morto domenica in un cortile condominiale, con fratture su tutto il corpo. Stamani alle 9 all'istituto di medicina legale di Pisa il dottor Alessandro Bassi Luciani eseguirà l'autopsia. L'esame dovrà stabilire la corrispondenza tra le ferite e l'ipotesi che continuano a dire di seguire gli investigatori: la caduta dall'alto. Per i carabinieri non ci sono dubbi: Fatticcioni era salito sul tetto e da lì è precipitato.

«Ferite compatibili con la caduta». Dal tetto, non da terrazze o finestre, per un semplice motivo: spesso l'uomo, che lavorava come cuoco all'Accademia navale di Livorno, aiutava il padre antennista. Le ferite sul corpo, ribadisce il capitano Pasquale De Corato, sarebbero compatibili con la caduta dall’alto. Tutte: sia quelle esterne che quelle interne, compresa la ferita che aveva destato forti sospetti: un foro all'altezza dell'osso occipitale. Secondo la versione ufficiale questo foro non sarebbe altro che una frattura scomposta. Insomma, non viene neanche presa in considerazione l'idea che Fatticcioni sia stato ucciso, percosso o aggredito in alcun modo. Anche le ecchimosi sulla schiena vengono giustificate con l'impatto con il selciato. L'autopsia fugherà ogni dubbio in proposito.

Un’antenna? Il padre e gli amici scettici. Ma l'idea che Fatticcioni domenica sia salito su un tetto viene accolta con un certo scetticismo da parte di chi lo conosceva bene. A cominciare dal padre. «Io non l'ho incaricato di alcuna commissione e comunque se fosse andato a lavorare su un tetto me l'avrebbe detto, invece abbiamo fatto colazione insieme e lui si è limitato ad avvertirci che non sarebbe rientrato a pranzo, perché avrebbe mangiato fuori». Questo ha detto il padre di Fatticcioni ai carabinieri e agli amici del figlio. Anche tra gli stessi amici sono in molti a escludere un'ipotesi del genere.

Le passioni di Massimo. Massimo Fatticcioni continua a essere descritto come un tipo allegro, amante della vita, scanzonato, grande appassionato di ciclismo (fino a poco tempo fa ha corso per il Gs Rea Rosignano) e del mare. Una persona normalissima e solare, le cui giornate erano scandite dal lavoro in Accademia, dalla bicicletta, dagli amici in piazzetta a Castiglioncello e dalla spiaggia del Fosso bianco, la sua seconda casa.

Sì, dicono gli amici, ogni tanto capitava che Massimo aiutasse il padre antennista. Ma, appunto, solo ogni tanto: non certo di domenica e mai in una domenica mattina soleggiata come quella dell'altroieri. Per tutti, compreso suo padre, Massimo quel giorno era al mare da solo o insieme alla sua nuova fidanzata.

Dalla colazione alla morte. Alle 9,30 ha fatto colazione in casa (viveva con i genitori in via Pastrengo) con il babbo e il nipote, poi si è vestito e, prima di uscire, ha detto di non aspettarlo per pranzo. Jeans e camicia, alle 10 ha inforcato il motorino ed è sparito.

Alle 12,30 è arrivata la chiamata al 118. Qualcuno lo aveva trovato disteso a terra, di schiena, immobile. Era sul retro del ristorante La Banchisa, in un cortile condominiale del lungomare Monte alla Rena. Il resto è cronaca. Ambulanza, carabinieri, scientifica, magistrato, medico legale. E poi i genitori, insieme a una piccola folla di amici accorsi dopo aver appreso la notizia.

Nessun testimone. Il motorino è stato ritrovato lì vicino. I testimoni ancora no. L'immobile che circonda il punto dove è stato rinvenuto il corpo è formato da una quarantina di appartamenti vuoti. Seconde case, usate solo d'estate. Solo tre o quattro famiglie vi abitano in pianta stabile ma nessuno ha visto o sentito.

L’appello. Ieri i carabinieri sono tornati sul posto e hanno interrogato altre persone. Stanno cercando testimoni, il capitano lancia anche un appello: «Chiunque abbia notizie utili non esiti a contattarci». C'è quel buco di due ore e mezzo, dalle 10 alle 12-12,30 da colmare. C'è da capire per conto di chi Fatticcioni sia salito sul tetto. Perché su questo, come dicevamo, gli investigatori non hanno dubbi. Magari, spiegano, la vittima voleva semplicemente fare un favore a un amico e non aveva informato il padre.

C’era qualcuno con lui? Una cosa non viene esclusa: che Fatticcioni non fosse solo. Magari chi era con lui si è spaventato ed è corso via. Oppure chi lo aveva incaricato di fare qualcosa, qualsiasi cosa fosse, non ha ancora trovato il coraggio di assumersi la responsabilità di rivelarlo.

E' il link, il collegamento con quel condominio, che manca. Cosa ci faceva Fatticcioni lì, in un posto dove a quanto sappiamo non avevano mai lavorato né lui né il padre, in una zona che stando alle testimonianze degli amici lui non era solito frequentare?

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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