Il dolore
I giovani che restano la storia di Fabio Motta
Un’azienda nata per amore, dopo il matrimonio con Benedetta Satta «Il nome di Bolgheri è stato di aiuto. Ora spero nel mercato estero»
BOLGHERI. Le sirene ammaliatrici del posto all'estero ben retribuito hanno cantato anche per lui, ma questa volta invano.
Fabio Motta, brianzolo, con una laurea in tecnologie agrarie ed enologia ancora fresca in tasca, riceve nel 2005 la proposta di trasferirsi in Turchia per seguire un importante progetto governativo. Ci sono più di 200 ettari da piantare sotto la supervisione dell'Università Statale di Milano e del professor Scienza, e il compenso è molto allettante. Ma il destino aveva elaborato per lui un percorso diverso.
Terminato il liceo classico, Fabio vuole dedicarsi ad un'attività creativa, ad un lavoro che abbia come risultato un prodotto materiale, un qualcosa di palpabile e fruibile da tutti. Intravede questa possibilità nel mondo agricolo e si iscrive, nel 2001, alla facoltà di Scienze agrarie dell'Università Statale di Milano, ma non ha ancora una chiara visione di quello che lo attende. Un amico di Fabio , studente di filosofia, frequentava la stessa università insieme ad Anna Satta, figlia di Michele, noto produttore di Bolgheri. «Eravamo in autunno, tempo di vendemmia e laggiù avevano bisogno di braccia per raccogliere l'uva», racconta Fabio. Che scende a Bolgheri a settembre per la sua prima esperienza di lavoro e di vigneto. Conosce da vicino Michele Satta e la sua famiglia. Resta in zona per tre settimane, tempo sufficiente per innamorarsi definitivamente di questo mondo agreste. A gennaio è già di ritorno per imparare a potare la vigna, poi ancora va e torna con cadenza regolare per gli altri lavori sul campo. Michele è tutt'altro che avaro di consigli e di racconti e, piano piano, lo introduce nell'universo vino. Fabio ha trovato quello che cercava: l'innamoramento è totale. Innamoramento per Michele, maestro, ma anche amico e consigliere. Poi innamoramento per la magia del posto e per la natura. Infine Michele ha sei figli, un maschio e cinque femmine: inevitabile dunque l'innamoramento decisivo e definitivo, quello per Benedetta. Nel 2002 lei si trasferisce a Milano per studiare fisica presso la stessa Università. Un anno dopo si fidanzano e cominciano a fare progetti per il futuro. Michele pianifica le attività aziendali per gli anni a seguire e nel programma c'è posto per Fabio e per una solida attività lavorativa. Anche Benedetta potrà sfruttare le proprie competenze scientifiche nel settore della comunicazione avanzata.
Fabio e Benedetta si sposano nel 2008. Nel 2009 nasce Alberto, nel 2011 Costanza e a giugno del 2012 è previsto l'arrivo del terzo erede.
Una grande azienda e una grande famiglia, ma il destino di Fabio non è statico ed il caso lavora in continuazione per creare nuove opportunità. Nel 2010 scade l'affitto quindicinale del vigneto Lancioni, località Accattapane, di quattro ettari, e Michele, che pure lo aveva impiantato, non ritiene di continuare a condurlo. In Fabio si fa avanti l’idea di mettersi in proprio. Michele approva l'idea ed incoraggia Fabio: il dado è tratto e nel 2010 nasce l'Azienda agricola Fabio Motta ed il suo nuovo vino: Bolgheri Rosso Doc Le Pievi.
Duro lavoro, perché Fabio continua a collaborare anche in azienda Satta. Nessuna concorrenza, ovviamente, i circuiti distributivi e il target sono differenti. «Il nome Bolgheri è senz'altro di grande aiuto - dice Fabio - e ci consente di spuntare un prezzo remunerativo, ma pur sempre accessibile ad una larga fascia di appassionati. Di conseguenza il prodotto viene venduto con una certa tranquillità».
Per ora il mercato è prevalentemente interno, con la sola eccezione di qualche vendita in Germania.
«Una volta compiute le prime esperienze e consolidata l'azienda - conclude Fabio - i programmi futuri prevedono la produzione di un vino superiore e l'allargamento del mercato anche all'estero. Sempre però con molta calma, prudenza, e soprattutto umiltà».
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