Articolo 18, i lavoratori pronti a bloccare le strade
In trecento all’assemblea generale al teatro Solvay. Le Rsu del parco industriale annunciano: «Ora la lotta si sposterà fuori dalla fabbrica»
ROSIGNANO. Pronti a scendere in piazza e nelle strade. In un’assemblea generale con almeno 300 lavoratori del parco industriale, i sindacati di Cgil, Csil e Uil hanno incassato il sì per andare avanti nella lotta contro la modifica dell’articolo 18 proposto dal governo-Monti.
I sindacati. Il primo a prendere la parola ieri mattina al teatro Solvay è stato Stefano Santini, Rsu Ineos. Partiamo dal suo finale per sintetizzare il suo intervento: «Usano la crisi come fosse una gomma per cancellare i nostri diritti di lavoratori - dice Santini - e noi useremo le lotte come scalpello per incidere sulla pietra che i diritti non si toccano». Santini ha spiegato uno degli effetti che potrebbe avere la riforma voluta dalla Fornero. «Una multinazionale, dichiarando un calo di fatturato in una sede, può licenziare un gruppo di lavoratori e successivamente rimpiazzarli con dei ragazzi con contratti meno onerosi». Dopo è stata la volta di Franco Martini, segretario nazionale della Filcams (commercio/terziario). «Attenzione - dice Martini - perché quello dell’articolo 18 è un faro negli occhio ai lavoratori. La riforma al’articolo 18 è un problema certo, ma non dobbiamo assolutamente perdere di vista che la battaglia sulle pensioni è sempre aperta perché quanto deciso è iniquo, è ingiusto». Per Martini, sintetizzando al massimo, il rischio è questo: «Oggi niente lavoro e domani niente pensione».Ha destato interesse il suo commento alla liberalizzazione sugli orari del commercio: «Ma cosa c’entra con la riforma del lavoro concedere ad un negozio di stare aperti 24 ore su 24. Se io ho solo 50 euro per fare la spesa cosa mi importa se quel negozio è aperto anche la domenica». Fabrizio Musto della Cgil annuncia che la lotta «uscirà presto dalle fabbriche, dai luoghi di lavori per arrivare nelle piazze e nelle strade». Sul paco è salito anche Giacomo Luppichini dell’Anpi. «Ricordo sempre l’esempio che facevano i sindacalisti del 900 ai lavoratori di un tempo. Dicevano: siete come un bastoncino, se andate da soli il padrone vi spezza, ma se andate compatti no». Per Antonio Ingallinesi della Cisl «la riforma sull’articolo 18 va a ledere la dignità dei lavoratori». Mario Sardelli dell’Uil ha fiducia nel fronte compatto dei sindacati. «Il governo ha provato a dividere i sindacati, ma non c’è riuscito. E per fortuna che siamo uniti, perché oggi i partiti sono assenti». L’ultimo intervento dei sindacati è stato quello di Ugo Tarchi della Cgil. «Dobbiamo essere pronti - è la provocazione di Tarchi - a introdurre l’articolo 19. Ovvero, se Monti vuole andarsene che la faccia pure, non saremo noi a fermarlo». Poi ha aggiunto che in un momento così delicato «dobbiamo stare in guardia anche su cosa succede anche nella nostra fabbrica». Tarchi, infatti, al termine dell’assemblea, ha rimarcato la necessita di attivare l’osservatorio sugli appalti.
Gli operai. Dagli interventi dei lavoratori si è capito chiaramente che la preoccupazione per il proprio posto di lavoro è tanta. «Io ho fatto solo la terza media - dice Daniele Devanni della Toscana Impianti - ma vorrei sapere perché ogni governo che si succede dice che mancano i soldi. Io nel frattempo continuo a pagare sempre più tasse, lo stipendio cala e faccio fatica a permettermi un caffè. Ma dove finiscono i miei soldi?».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
