Il Tirreno

Quel ristorante sul mare per il Tar va demolito

di Mario Moscadelli
Quel ristorante sul mare per il Tar va demolito

Caso-Baracchina: i giudici confermano l’ordinanza del 2010 del Comune I titolari: «Pronti a metterci in regola, ma il Regolamento urbanistico ci ostacola»

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ROSIGNANO. Quel ristorante sul mare va demolito. Questa, in sintesi, la sentenza emessa dal Tar sulla Baracchina, storico stabilimento balneare a Punta Righini su cui dall’aprile del 2010 pendono due ordinanze comunali di demolizione che riguardano la veranda che ospita il ristorante e una porzione di solarium. I giudici della terza sezione del Tar hanno rigettato il ricorso degli avvocati della struttura, legittimando così i provvedimenti già presi dall’amministrazione comunale.

La sentenza. Nella sentenza, depositata in cancelleria lunedì scorso, si ripercorrono le tappe di questa vicenda, esplosa nel settembre del 2009 a seguito di un sopralluogo della polizia municipale. Gli accertamenti portarono a due ordinanze di demolizione emesse dal Comune nell’aprile del 2010. Al centro della contestazione una veranda capace di coprire 147 metri quadrati di terrazza realizzata, secondo l’ente ma ora anche per il Tar, «senza il necessario titolo abilitativo» e l’utilizzo come solarium di 87 metri quadrati di piattaforma non in concessione (contestata anche la presenza di tre cabine- spogliatoi, ma queste sono state sanate dalla proprietà). Sulla veranda-ristorante il Tar ha respinto il ricorso dello stabilimento, che si fondava essenzialmente sul fatto che quell’opera fosse presente da oltre 60 anni. «Dalla documentazione fotografica presentata in data 20 dicembre 1986 - si legge nella sentenza - emerge l’insussistenza di tamponature lignee e delle vetrate (oggi presenti) e la sola presenza di una serie di paletti metallici destinati verosimilmente a sorreggere il telone della terrazza». Inoltre, il Tar fa presente che «nella richiesta di concessione edilizia numero 973/01, la tamponatura ammontava a 30 metri quadrati, mentre dal sopralluogo dei vigili urbani emerge che la veranda realizzata ricopre la superficie di 147,67 mq».

Le reazioni. Il Comune, comunque, per procedere alla demolizione dovrà aspettare i tempi canonici di un probabile ricorso della proprietà al Consiglio di Stato. «Ancora dobbiamo consultarci con i nostri avvocati - dice Alessio Panicucci della Baracchina - ma ci dispiace essere giunti a questa situazione: noi è da tempo, almeno due anni, che diciamo al Comune che siamo pronti a metterci in regola e abbiamo presentato anche due istanze scritte. Ma alle strette di mano non sono mai seguiti i fatti: oggi c’è un Regolamento urbanistico che ci impedisce di riqualificare quella veranda mantenendo un numero di posti a tavola accettabile a giustificare almeno l’investimento da fare. Basterebbe correggere una norma per permetterci di sanare la situazione e di lavorare». Panicucci, poi, ci tiene a precisare che «non siamo davanti ad un abuso edilizio, ma ad una situazione che affonda le sue radici a moltissimi anni fa, quando il ristorante era gestito dai miei nonni. Per 60 anni e passa nessuno ha mai contestato questa veranda, che di nuovo ha solo un rivestimento e una migliore tenuta alle intemperie. Tutto qui. Insomma, c’è assoluta buona fede da parte nostra e voglia di mettere le cose a posto. Ma se il Comune intende farci smettere di lavorare ce lo deve dire chiaramente». Di parere opposto Margherita Pia, assessore al demanio del Comune. «Conosco bene la situazione - dice Pia - e abbiamo provato a collaborare con la proprietà per cercare una soluzione. Ma per quello che hanno intenzione di fare serve una variante sostanziale al Regolamento urbanistico».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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