Il Tirreno

«Lascio una città sicura merito della prevenzione»

di Maria Meini
«Lascio una città sicura merito della prevenzione»

Nel 2011 ci sono stati cento incidenti stradali in meno. Il controllo del territorio? Serve un’attenta pianificazione e formazione professionale

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CECINA. Quando parla dei suoi 35 anni in polizia, Vincenzo Cerrone ricorda soprattutto l'aspetto umano del suo lavoro. Gli incontri, le persone. E sarà per l'eloquio pacato, o per la ricerca continua della mediazione, ma assomiglia più all'avvocato Guerrieri, il protagonista dei legal thriller di Gianrico Carofiglio, che a un commissario prossimo alla pensione.

C'è un episodio che rievoca, in particolare, che sembra uscito dal romanzo "A occhi chiusi". Quello di una prostituta bellissima che conobbe quando lavorava in questura a Livorno. L'avevano presa in una retata e lui doveva interrogarla. «Quando si sedette davanti a me, le dissi: “Mi dica signora". Lei mi rispose imbarazzata: “Sono una prostituta”, e intanto cercava di coprirsi. Per due ore mi raccontò la sua storia. Quattro - cinque anni dopo, stavo bevendo un caffè in un bar vicino al tribunale quando una donna elegante mi buttò le braccia al collo. "Sono Claudia”, mi disse, “la signora Claudia", e mi presentò il marito, un avvocato, e il figlio. Mi raccontò di aver cambiato vita dopo quell’incontro in questura, mi fece molto piacere rivederla in questa nuova veste».

É questo l'aspetto umano del poliziotto che piace a Vincenzo Cerrone. 55 anni, cattolico praticante, sindacalista, una passione per "gli ultimi" che l'ha portato ad organizzare incontri con le scuole e coi giovani sulla droga, la sicurezza, la legalità. 35 anni in polizia cominciati ad Alessandria come agente, per passare da Livorno, Genova, Roma, Nettuno, Piombino e Cecina; il concorso da ispettore fino a vice commissario. Sempre operativo, con 25 anni di polizia giudiziaria alle spalle, sulla strada, «quella vera», chiosa.

Nel 2008 la svolta. L'ex sindaco Paolo Pacini lo chiamò a dirigere i vigili urbani di Cecina. «Io accettati con molto piacere». E in polizia municipale è rimasto fino al 31 dicembre scorso, quando è rientrato in polizia per uscirne il primo aprile con il pensionamento.

E' un poliziotto sui generis Vincenzo Cerrone; la sua citazione preferita è: «La mia arma è il codice», il suo pallino la prevenzione. Ma in 30 anni sulla strada ne ha vista di violenza, dagli omicidi alla droga, dalle estorsioni ai rapimenti.

Lei ha conosciuto Cecina prima in polizia poi come capo dei vigili urbani. Qual è il livello di sicurezza e quali sono i problemi più gravi?

«Posso dire tranquillamente che Cecina è un’oasi. Il livello di sicurezza è alto, i furti sono nella media, io lascio ancora l’auto aperta».

Non le sembra esagerato?

«Bisogna tenere alta la prevenzione; credo molto nello sviluppo della sicurezza territoriale globale. Se Cecina oggi è un’isola felice è il risultato di un’azione di contrasto importante alla criminalità che la polizia e tutte le forze dell’ordine hanno attuato negli anni passati. In particolare dall’85 al ’92 abbiamo portato avanti azioni incisive di contrasto allo spaccio degli stupefacenti; in quegli anni infatti ci sono stati tentativi di insediamento di organizzazioni criminali ma la buona sinergia tra carabinieri e polizia li hanno scoraggiati».

Lei dice di essere soddisfatto della sua esperienza nella polizia urbana. Che cosa ha trovato e cosa lascia, qual è la sua eredità?

«Sono molto soddisfato dei risultati ottenuti, soprattutto sul fronte degli incidenti. Nell’ultimo anno c’è stato un calo sensibile: 100 incidenti in meno nel 2011 rispetto all’anno precedente, da 308 sono scesi a 212, risultato di un attento controllo della viabilità e dell’uso dell’autovelox mobile che ha garantito un monitoraggio continuo dei posti più pericolosi. Sono contento anche di lasciare un comando in ordine, con persone professionalmente preparate, veri professionisti della sicurezza urbana. La creazione di un corpo della polizia municipale è garanzia di trasparenza e indipendenza».

Ci sarà pure qualcosa che non va a Cecina?

«Io credo che bisogna parlare dei problemi in modo costruttivo, non mi piace la ricerca del conflitto. Penso che Cecina debba puntare sulla prevenzione, la sicurezza urbana ha bisogno anche di una pianificazione del territorio che coinvolge molti attori: la protezione civile, il volontariato, le scuole. In questo contesto serve una formazione specifica e continua della polizia municipale. La polizia locale in molte città, penso a Milano, svolge compiti specifici nei controlli dell’edilizia e del commercio, nella lotta all’evasione, in modo congiunto con la Finanza. L’obiettivo è dare ai sindaci la responsabilità della sicurezza urbana nel contesto territoriale, e alle forze dell’ordine la competenza sui reati più complessi».

Vuole entrare in politica Vincenzo Cerrone?

«No (ride, ndr) mi piacerebbe dedicarmi alla prevenzione e all’attività di formazione e informazione sui temi della legalità. Sto concretizzando un incarico di docenza con l’Università per un master in criminologia e sicurezza. Credo molto nel dialogo, e l’analisi del territorio e l’educazione dei giovani sono fondamentali. Ho cominciato ad occuparmi di questi argomenti nel 2006 con un convegno sulla droga che si è concretizzato con un questionario tra 500 studenti. E mi piacerebbe continuare».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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