Il Tirreno

A Bolgheri dopo aver girato il mondo

Anne Marshall: la vita, i giornali, i libri. E il matrimonio con Peter Zwack, il re degli amari

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BOLGHERI. Seduta al tavolino davanti a una macchina da scrivere e un bicchiere di tokaj ungherese. In una delle dimore di campagna, in alta Maremma, attorniata da cani e da foto ricordo. Anne Marshall, Zwack da sposata, inglese adottata in Ungheria dopo il matrimonio con il re degli amari, «mister Unicum» Peter Zwack. Bolgheri è diventata la sua seconda casa e sono tanti e profondi i legami coltivati negli anni. La storia di Anne Marshall, giornalista e scrittrice di successo.

Cosa ricorda di quel periodo?

«Ero a New York con Peter quando il patron ungherese del Four Seasons, ristorante totem a New York, ci invitò a pranzo per conoscere due suoi amici. Tornata in Italia gli inviai una lettera e ne rimasero sorpresi. Mi risposero: “Scrivi così bene, perché non collabori per noi alla nuova rivista Food & Wine che stiamo per lanciare?” E così cominciò la mia carriera. Per dieci anni ho scritto sul New York Times e su Travel & Leisure, articoli che raccontavano Firenze e la Toscana. Poi, quando Peter è diventato ambasciatore a Washington, nel ’91, ho smesso e altri hanno preso la mia “nicchia”. Ma ormai avevo deciso di scrivere un libro».

Com’è cambiata la sua vita con Peter Zwack?

«La mia vita non è mai stata noiosa. Sono cresciuta a Cambridge ma a 13 anni sono stata mandata in collegio a Bruges, in Belgio. Dopo, a 18, sono giunta a Firenze dove ho lavorato per Emilio Pucci come modella. Poi Parigi dove dividevo con una mia amica un appartamento minuscolo su un’isola nella Senna. Infine Roma. Ma è a Milano che ho conosciuto Peter. Ci siamo sposati nel castello in Austria, dove viveva sua madre, e sono diventata matrigna di 5 ragazzi americani».

Come vi siete conosciuti?

«Peter era tornato in Europa per seguire l’azienda Unicum e la casa di distribuzione a Genova. Viveva in una casa magica in cima a una collina sopra Santa Margherita Ligure. Era venuto a Milano per affari e ci siamo conosciuti a cena da amici in comune».

È vero che in Ungheria siete famosissimi, la gente vi ferma per strada e chiede gli autografi?

«Peter è stato il primo industriale a tornare in patria sotto il comunismo e la gente all’epoca gli era molto grata. Rappresentava una speranza per il futuro. E lui infatti è rimasto molto popolare».

Un legame profondo quello che lega lei e tutta la sua famiglia a Bolgheri. Ci riassume in breve il vostro arrivo e la decisione che diventasse la vostra seconda casa?

«Poco dopo la nascita di Sandor siamo stati ospiti di amici a Baratti e ci siamo innamorati della zona, quindi abbiamo deciso di cercare una casa per le vacanze. La nostra prima casetta a Bolgheri era molto modesta ma l’abbiamo adorata».

Divina Vitale

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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