Il Tirreno

Il giovane sergente morto in guerra e subito dimenticato

di Dino Dini
Il giovane sergente morto in guerra e subito dimenticato

A Pardino Pardini fu intitolata la scuola d’avviamento (ex Ipsia) ma dopo due anni la targa venne rimossa

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ROSIGNANO. Pardino Pardini sergente pilota dell'aviazione italiana, battutosi valorosamente contro gli aerei francesi e soprattutto inglesi durante la seconda guerra mondiale, è stato un eroe di Rosignano per soli due anni dal 1942 al 1944. Poi dopo la Liberazione è diventato soltanto un disperso in guerra come tanti altri soldati.

Settant'anni fa a Rosignano Solvay la palestra dell'allora Scuola di avviamento professionale, oggi Ipsia, fu intitolata appunto al giovane concittadino Pardini appartenente alla 70ª Squadriglia, 23° Gruppo Autonomo CT che con il suo caccia biplano Fiat CR 42 aveva partecipato a coraggiosi duelli aerei nei cieli francesi, in quelli del Mediterraneo centrale e dell'Africa settentrionale, tanto che era stato insignito di due medaglie di bronzo, una al valor militare ed una, più tardi, alla memoria.

La cantoniera. Pardino nasce il 12 febbraio 1919 alla cantoniera delle fabbriche sulla linea ferroviaria nei pressi di Vada dove abita e lavora il padre Luigi, ferroviere. La madre è Laura Talenti, casalinga. Lui è il terzo figlio. Il primogenito è Athos e la seconda è Marina. Più tardi la famiglia si trasferisce a Rosignano Solvay e qui Pardino frequenta prima le elementari e poi la Scuola di avviamento professionale dove si mette in luce per le sue spiccate doti atletiche. Durante i corsi di avviamento al lavoro viene chiamato per un tirocinio nelle officine della Società Solvay per circa un anno. Ma è la disciplina dell'atletica che lo appassiona. Si iscrive ad un corso preliminare per pilota d'aviazione. In breve tempo supera tutti gli esami attitudinali, frequenta la scuola di volo sul lago Trasimeno dove ottiene il brevetto e come volontario entra in aeronautica ed è nominato pilota militare. Poi viene inviato a Torino Mirafiori e quindi all'aeroporto militare di Pisa. Da qui con il suo aereo, durante l'estate, viene spesso a salutare gli amici di Rosignano volando a bassa quota e scompigliando ombrelloni e tende lungo le spiagge.

La guerra. Scoppia la guerra nel giugno del '40 e Pardino viene di nuovo trasferito a Mirafiori da dove decolla per partecipare a varie azioni di guerra sul territorio francese. Quindi con il suo reparto passa all'aeroporto di Comiso in Sicilia dal quale effettua varie incursioni su Malta. In una di queste e precisamente il 23 novembre 1940 abbatte a Takali un Hurricane inglese. Per queste sue azioni gli viene conferita la medaglia di bronzo al valor militare con questa motivazione: «Abile pilota da caccia, partecipa a numerose incursioni offensive su importanti basi arretrate in terrirorio nemico al di là di ampia distesa di mare sostenendo brillantemente combattimenti e dimostrandosi in ogni circostanza combattente abile e audace».

La Cirenaica. Verso la fine del 1940 viene trasferito da Comiso al campo ZI di Ain el-Gazala in Cirenaica. Il 26 dicembre dello stesso anno la sua squadriglia attacca la baia egiziana di Sollum e Pardino abbatte in duello un Gladiator britannico. Qualche giorno dopo, reduce da un altro scontro rivendica l'abbattimento di un terzo apparecchio inglese. Il 5 gennaio 1941 due caccia Fiat CR 42 stanno facendo ritorno al campo e in fase di atterraggio vengono attaccati da caccia inglesi uno dei quali è pilotato dall'ufficiale Ernest Mason del 274° Squadrone. E qui vale la pena riferire il contenuto di una parte del rapporto che lo stesso Mason rimise al comando britannico: «Vidi due Fiat CR 42 che stavano per atterrare. Scesi di quota e mi misi dietro di loro. Mitragliai quello davanti che era il leader e che precipitò in mezzo alla pista esplodendo. Nel frattempo l'altro pilota aveva ripreso quota e venne a fronteggiarmi aprendo il fuoco. Mitragliai di nuovo facendolo cadere ai bordi della pista».

La morte in volo.Il primo aereo abbattuto era quello del tenente Oscar Abello, il secondo quello del sergente Pardino Pardini. Cadde così il ragazzo di Rosignano nato in una cantoniera. Dopo un mese avrebbe compiuto ventidue anni. Anche il comando italiano li registrò come abbattuti e uccisi in fase di atterraggio. I loro corpi non furono mai ritrovati. Il 21 gennaio 1941 il Telegrafo pubblicava un lungo articolo intitolato "Morte eroica di Pardino Pardini".

A Pardino il 9 marzo 1942 veniva conferita un'altra medaglia al valor militare alla memoria. Allora la cittadinanza di Rosignano gli dedicò la palestra su una parete della quale fu scritto il suo nome a caratteri cubitali. La scritta fu cancellata alla fine dell'estate del '44. Il sergente Pardini era un figlio del popolo e Rosignano lo considerò un eroe soltanto per un breve tempo. Bertolt Brecht diceva: «Beato quel popolo che non ha bisogno di eroi». Un pensiero condivisibile, al quale però si dovrebbe aggiungere questo corollario: guai a quel popolo che dimentica i propri figli sacrificatisi in suo nome.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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