Sicurezza
Rincaro del 5%: le bollette dell’acqua sempre più salate
L’aumento è stato deciso nell’ultima assemblea dell’Ato Su 33 rappresentanti di Comuni erano presenti soltanto in 7
CECINA. Il 2012 si è aperto con un altro rincaro delle tariffe dell'acqua: arriverà al 5%. Il via libera è arrivato nell'ultima seduta dell'assemblea dell'Autorità di ambito Ato 5 che raggruppa i rappresentanti dei 33 Comuni che hanno l'Asa come gestore unico dell'acquedotto. Chissà se è solo per caso che alla riunione erano presenti solo in sette (in rappresentanza di quell'83% del capitale sociale costituito da 13 Comuni, soprattutto quelli maggiori, a cominciare da Livorno, Cecina, Piombino e Rosignano); venti i forfait, cioè praticamente tutti i municipi sotto l'1% più Collesalvetti (4,4%) e Castagneto (2,3%).
«Credo che almeno fino al 2015 ci saranno questi recuperi entro il 5% di aumento sulla tariffa», dice Fabio Del Nista, presidente di Asa. Il motivo? «Gli investimenti in impianti e macchinari che stiamo installando. A questo si aggiunga il fatto che la rete idrica è piuttosto vecchiotta: non solo qui da noi ma anche nel resto della Toscana e un po' in tutto il Paese. Ne consegue che, a fronte dei 180 milioni previsti nel calendario degli investimenti, chiederemo il massimo incremento del "coefficiente K", ovvero il 5%».
Resta il fatto che qui l'acqua costa più che altrove: anche l'ultima indagine Federconsumatori dice che una famiglia-tipo, per un consumo annuo di 200 metri cubi, paga poco più di 440 euro. Quanto basta per collocare la provincia di Livorno fra le nove realtà più care d'Italia. E in passato era andata anche peggio: nel 2007 eravamo indicati come la più cara di tutta Italia per le bollette dell'acqua. L'ex municipalizzata ha sempre ribattuto dicendo che lo standard di costi più elevato che altrove è determinato dal fatto che nei nostri territori l'acqua o manca (e dunque va fatta arrivare da altre zone, che se la fanno pagare cara) o è carica di residui (che impongono impianti di trattamento, come per l'arsenico e il boro in Val di Cornia o per il ferro e il manganese nei pozzi colligiani in zona Mortaiolo).
E gli effetti del referendum (vinto dal sì) per l'abrogazione di quel 7% di remunerazione del capitale? Il fronte referendario ha spesso rimproverato a amministratori e aziende di voler dribblare il verdetto delle urne cercando di far di tutto per non eliminare la quota abrogata o comunque farla rientrare dalla finestra.
La contro-tesi del quartier generale di Asa è riassumibile così: la norma abrogata dovrà essere sostituita da una nuova, che però non potrà essere retroattiva e dunque sarà valida solo per i nuovi affidamenti.
Intanto, sui rincari decisi dall'Ato va all'attacco il coordinatore Udc Luigi Coppola: sì, l'acqua all'estero è di solito molto cara ma «la nostra a livello nazionale è fra le più costose, nonostante la qualità non sia delle migliori e i servizi annessi alquanto scadenti». Per Coppola l'attuale gestione di Asa «non è fra le migliori». Riguardo agli investimenti forse a doversi frugare le tasche non saranno i Comuni («o se lo faranno solo in minima parte») bensì i cittadini con le bollette: è sulle utenze che peserà l'accordo per gli «interventi urgenti finalizzati al miglioramento dell'acqua potabile». (m.z.)
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