Lo scultore Mimmo Di Cesare si racconta nella sua Sicilia
CASTIGLIONCELLO. «L’irraggiungibile non deve mai smettere di farci sognare, inventare, azzardare, tra grande utopia e realtà». Con questa frase lo scultore-orafo Mimmo Di Cesare è ripartito per la...
CASTIGLIONCELLO. «L’irraggiungibile non deve mai smettere di farci sognare, inventare, azzardare, tra grande utopia e realtà». Con questa frase lo scultore-orafo Mimmo Di Cesare è ripartito per la sua “isola”, la Sicilia, dove sarà protagonista di un seminario e di un progetto denominato “Sicilia=mondo”. E nell’occasione l’artista si racconta, descrivendo anche la sua casa-studio di Castiglioncello. Si racconta parlando della sua vita e d’arte, di bellezza, della capacità di ascoltare, vedere, intuire: per lui la scultura «è un’attività contemplativa e visionaria». L’oreficeria è il suo punto di partenza, poi la scultura... il percorso che unisce un punto all’altro. A Castiglioncello la casa-studio, che è anche la storia a ritroso della vita e delle opere delle scultore-orafo siciliano. «Qui nel cortile laboratorio - dice Di Cesare - riordino le idee, rifletto su quanto ho fatto, penso, rivedo il lavoro della settimana. Nel salone di casa, una grande stanza dove tengo le mie opere finite, i bozzetti, i dipinti e le sculture dei miei amici-artisti, qui luogo di conversazione delle persone che mi vengono a trovare, lunghe chiacchierate di arte e di politica, ma anche qui si sente un’aria di impegno e di lavoro».
Di Cesare prosegue nel racconto della sua vita di artista. «Gli anni Sessanta a Milano erano di grande fermento e noi giovani eravamo ingordi di tutto. A Milano ho incontrato Scanavino, Fontana, Pomodoro il Dova e soprattutto Sebastiani, Cardazzo, Schubert, i galleristi che mi hanno introdotto e proposto... oltre a critici, scrittori, fotografi e poeti». L’artista siciliano prosegue. «Ho lavorato e continuo su forme geometriche primarie: il cerchio il sole, il triangolo l’isola, il sottile parallelepipedo a base triangolare la meridiana. In queste forme ripetute fino all’ossessione come dice Dorfles, le ho segnate con tagli, lacerazioni, evidenziando armonia tra superfici e segno con estrema attenzione nella ricerca della poetica della materia».
E si conclude ritornando a parlare di Castiglioncello. «Questa casa-studio mi piace soprattutto perché ha il senso dell’accoglienza, dell’amicizia, della vita per l’arte»
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