Il Tirreno

Il lago dell’oasi ora è a rischio prosciugamento

di Mario Moscadelli
Il lago dell’oasi ora è a rischio prosciugamento

Santa Luce: la profondità massima oggi è di 3 metri Si teme per i pesci, vista anche la siccità del Fine

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SANTA LUCE. Se il freddo polare dello scorso febbraio aveva comunque creato uno scenario suggestivo, quello di adesso non è altrettanto. Nel lago dell’oasi Lipu di Santa Luce - invaso artificiale di proprietà della Solvay - c’è sempre meno acqua, talmente poca che in diverse zone è possibile notare le crepe del fondale. Insomma, il rischio di un prosciugamento si fa sempre più concreto in vista della “bella” stagione. Un problema, quello della siccità, che investe due fronti, quello ambientale e quello aziendale.

Partiamo dal primo. Come spiega Silvia Mascagni, referente dell’oasi Lipu di Santa Luce, oggi l’altezza massima dell’invaso è di circa 4 metri. Ma sono rari i punti con questa profondità. Dunque, il livello dell’acqua è sceso di almeno 5 metri rispetto allo standard degli anni passati. Un guaio soprattutto per la fauna ittica: qui hanno costruito il loro habitat centinaia tra cavedani, alborelle, carpe, tinche, lucci e anguille. Oggi questi esemplari sono tutti racchiusi nelle zone dove il lago è più alto, nella speranza che non scenda ulteriormente perché altrimenti si potrebbe andare incontro ad una terribile moria. Anche perché non potrebbero scappare da quella che sarebbe una trappola, visto che in uscita verso il Fine il fiume è per chilometri già secco, mentre in entrata ci sono delle grate insuperabili per molti esemplari. A complicare, poi, la presenza dei pesci nel lago c’è anche il ricambio di uccelli presenti nell’oasi a causa dell’abbassamento dell’acqua. «Se specie di uccelli come lo svasso maggiore - dice Mascagni - il germano reale, la folaga e il tuffetto sono a rischio di nidificazione perché hanno bisogno di canneti immersi nell’acqua, questa siccità favorisce l’arrivo in particolare degli aironi, che prediligono le spiagge e la melma. Aironi che tra l’altro possono cacciare più facilmente visto che i pesci sono praticamente in superficie». Più facile fino a che le “prede” ci saranno ancora nel lago. Insomma, qui serve davvero una danza della pioggia perchè è impensabile affrontare così la stagione estiva.

Dal punto di vista aziendale, in questa situazione la Solvay deve limitare al minimo il prelevamento dal lago (l’acqua di questo invaso, come precisava la stessa azienda nel gennaio scorso, viene utilizzata per tutte le attività del parco industriale). Un problema che si intreccia con l’approvvigionamento delle materie prime (acqua e sale) che ha portato l’azienda di via Piave alla cassa integrazione per 23 addetti alle trivellazioni di Ponteginori. Cassa integrazione che sarà revocata solo quando la Regione rinnoverà (si parla del prossimo 30 aprile) due concessioni minerarie presenti nel territorio volterrano. Nello stesso contesto si dovrebbe sbloccare per uso industriale anche l’utilizzo del laghetto di Casagiustri, nel comune di Montescudaio: ma in questo caso il sindaco Aurelio Pellegrini vuole prima arrivare al nuovo accordo di programma con Solvay.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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