Il Tirreno

«Il Papa operaio come noi ci spiegò cos’è il lavoro»

di Daniele Meucci
«Il Papa operaio come noi ci spiegò cos’è il lavoro»

Solvay ha celebrato i 30 anni dalla visita in fabbrica di Giovanni Paolo II Il vescovo: «Tema fondamentale». Huart: «La nostra sfida per l’occupazione»

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CECINA. «Il Papa riportò il tema del lavoro al centro dei pensieri della chiesa, e oggi in Solvay si sta combattendo la sfida per mantenerlo». Con queste parole Michèle Huart, direttore dello stabilimento Solvay, ha aperto la cerimonia di commemorazione della storica visita del Pontefice Giovanni Paolo II, terminata con la deposizione di un mazzo di fiori all'interno della fabbrica. Una visita che vide il Papa all'interno della fabbrica per la prima volta come sacerdote, avendo lavorato in gioventù come operaio in Polonia. Di fronte alle autorità civili e religiose, dal vescovo di Livorno Giusti al prefetto di Livorno Mannino e ai rappresentati delle forze dell'ordine, molte sono state le testimonianze di quella giornata, per tanti indimenticabile.

«È una grande emozione - dice il direttore Huart - ricordare quella visita. Io personalmente non c'ero ma tutti i collaboratori me lo hanno raccontato e sono ancora oggi emozionati per quel giorno. Penso che la fabbrica rappresenti i valori che Giovanni Paolo II rappresentava e rese centrali nel suo pontificato». Nessun richiamo specifico alla situazione dei lavoratori in cassa integrazione, anche se viene spesa qualche parola sui problemi legati al lavoro nel nostro paese. «Siamo in un periodo - continua Huart - in cui il lavoro è un tema centrale della vita, è in atto una sfida per mantenere il lavoro. Uno dei temi del Pontificato di Giovanni Paolo II fu proprio il lavoro: oggi in Solvay combattiamo per riuscire a mantenerlo». In quella visita tanti vennero colpiti dalla semplicità di un uomo che, come gli operai, aveva lavorato in uno stabilimento della Solvay e ben conosceva la realtà industriale.

«Ho incontrato nel Papa - ricorda Laura Cervelli, l'operaia che quel giorno pranzò nella mensa accanto al Pontefice - una persona risplendente di umanità e semplicità». «Tanti ricordi indimenticabili - dice Walter Poli, anche lui vicino al Papa quel 19 marzo - tra cui non scorderò mai quella frase che pronunciò a noi operai, "sono uno di voi", che riempì tutti di stima e commozione». Tanti gli aneddoti riportati alla memoria da chi quel giorno era presente, come il ritardo con il quale il Papa arrivò a Livorno, visto che non riusciva a staccarsi da quella realtà operaia che lo aveva visto protagonista in prima persona .«Siamo all'interno di una realtà - dice Monsignor Giusti, Vescovo della diocesi di Livorno, nella sua omelia - duramente colpita, in cui le persone arrivano a perdere il lavoro e di conseguenza non riescono nemmeno ad avere una casa, situazione inaccettabile per chiunque». Una realtà che coinvolge anche 23 operai della stessa Solvay, messi in cassa integrazione dopo il blocco delle concessioni. «Era il Papa operaio - dice il sindaco Alessandro Franchi - e portava una testimonianza dell'importanza del lavoro, ricordata dai cittadini che hanno partecipato in gran numero alla cerimonia. Per il problema dei cassintegrati, entro pochi giorni dovrebbero essere approvate le valutazioni di impatto ambientale ed entro aprile dovrebbero essere date le concessioni. In questo modo saranno tutelati tutti gli operai, anche quelli della fabbrica di Solvay».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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