Sicurezza
I sindaci sfiduciano la direttrice dell’Asl
«Ora basta, parleremo con il presidente Rossi. Il piano sanitario non è stato concordato». Battibecco in commissione
CECINA. È rottura totale. I dieci sindaci della Bassa val di Cecina sfiduciano la direttrice generale dell'Asl, Monica Calamai, e puntano dritto verso Firenze. Al più presto chiederanno un faccia a faccia al governatore Enrico Rossi per riferire su una situazione definita insostenibile.
Più di ogni altro commento, il termometro di un rapporto ormai logoro sono le parole del sindaco di Montescudaio. «Qualche mese fa, come amministratori - dice Aurelio Pellegrini - avevamo sospeso il giudizio su Monica Calamai. Gli ultimi episodi ci hanno fatto ricredere; oggi la valutazione è molto negativa. Se fosse stata più attenta ci avrebbe dimostrato che ci stavamo sbagliando. Le istituzioni vanno rispettate perché gli stipendi dei funzionari dell'Asl arrivano dai contribuenti. Giovedì doveva presentarsi, le contestazioni sono il sale della democrazia».
I rapporti tra territorio e azienda sanitaria sono ai minimi storici. E la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato l'incontro di giovedì scorso nella commissione consiliare speciale sulla sanità.
Alla riunione - programmata di tempo- avrebbe dovuto partecipare anche la manager. Poi, però, ha dato forfait per «sopraggiunti impegni istituzionali a Pisa».
Ma il vero colpo di teatro è arrivato al termine della seduta quando il braccio destro della manager, il direttore sanitario Luca Lavazza, ha illustrato la riorganizzazione della cardiologia. Un piano in cui i letti di cardiologia e quelli monitorati sarebbero a due piani diversi. Nei fatti, la scomparsa dell'Utic.
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