Il Tirreno

Cari governanti, non siate più antiquati

Cari governanti, non siate più antiquati

Nei loro pensierini gli studenti delle medie si rivolgono anche ai politici: «Una volta gli emigranti eravamo noi...»

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MONTESCUDAIO. «Chi nasce in Italia, anche se da immigrati, è nato negli stessi ospedali in cui siamo nati noi, ha frequentato le stesse scuole degli italiani e ha amici italiani. Allora perché non può essere italiano?».

Senza fronzoli, criticando apertamente la burocrazia e le leggi e dimostrando grande sensibilità.

Alberto, studente della scuola secondaria di primo grado "Italo Griselli", spiega bene l'assurdità di una legge che crea differenze e discriminazione.

«In fondo, se ci pensiamo bene, non ci sono differenze tra noi e loro - dice Alberto davanti ai compagni - solo alcune cose burocratiche non ci permettono di essere considerati uguali. Una mia compagna di classe ha proprio questi problemi e mi sono accorto che, per esempio per andare all'estero, deve seguire delle pratiche molto più lunghe delle mie».

I pensieri degli studenti delle classi 1ªA, 1ªD, 2ªD e 3ªA sono tantissimi e ricchi di spunti interessanti.

«Gli immigrati sono ormai una componente importante e una grande risorsa della società italiana - spiega Arianna - riconoscere la cittadinanza italiana è un'azione di integrazione e valorizzazione di tutte le realtà sociali ed etniche, un gesto di civiltà e di unione sociale».

Per Cecilia, 1ªD, «è una cosa molto bella che il presidente della Repubblica abbia proposto di estendere la cittadinanza ai bambini nati in Italia da genitori non italiani. Il Comune di Montescudaio ha anticipato i tempi e questo significa integrarci con loro».

Gloria si rivolge addirittura ai politici: «Ai governatori del nostro Paese vorrei dire di abbandonare alcuni degli schemi e ideali antiquati che trattengono lo sviluppo della nostra nazione e di lavorare con il cuore per il proprio paese».

Per Olimpia «la cerimonia dimostra un grande gesto di accoglienza verso questi bambini. Un gesto che li fa sentire già al sicuro, felici e fa capire loro che qui possono vivere bene al nostro fianco».

Secondo Martina «la cittadinanza onoraria rappresenta maggiore sicurezza per i ragazzi ed è una cosa giusta perché vogliamo che i nostri compagni si sentano parte della nostra comunità».

Caterina spiega nel migliore dei modi il concetto di uguaglianza: «Io anche se sono ancora piccola penso che lo scopo per cui viene fatto tutto ciò sia molto bello e importante. Onorare alcune persone e quindi in un certo senso premiarle è giusto per quello che hanno fatto durante gli anni in cui sono state nel nostro paese o semplicemente perché sono bambini come noi. Credo che quello di oggi sarà un giorno che tutti noi ricorderemo con molto affetto e anche noi studenti, nel nostro piccolo, potremo dire che abbiamo contribuito a rendere questo evento unico e indimenticabile».

Per Giorgia questa iniziativa è molto importante «per dimostrare che tutti siamo cittadini del mondo e che non dovrebbero esserci diversità tra i popoli di diversa cittadinanza, ancora meno bambini che fin dalla nascita sono vissuti in Italia e che naturalmente riconoscono l'Italia quale loro paese». Gioia, invece, ricorda come anche il popolo italiano sia stato, in un passato non troppo lontano, un popolo di emigranti: «Mi vengono alla mente le storie dei nostri connazionali che emigravano ai primi del Novecento negli Stati Uniti. Persone poverissime che speravano in una vita migliore. Non erano tanto diversi dagli "emigranti moderni" che scappano dai loro paesi alla ricerca di un futuro migliore nel nostro paese».(a.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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