Il Tirreno

Solvay, si rilancia l’ipotesi-dissalatore

di Mario Moscadelli
Solvay, si rilancia l’ipotesi-dissalatore

Sel propone con forza un progetto che 10 anni fa vide l’ok delle istituzioni Baldeschi: «Unica opera che dà garanzie ora che la siccità picchia duro»

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ROSIGNANO. Costruire un dissalatore. È la proposta che (ri)lancia Sel per risolvere i problemi idrici in particolare del fiume Cecina e per garantire alla Solvay quella materia prima indispensabile per guardare avanti senza troppa paura. La realizzazione di un impianto del genere non è certo una novità: se ne parla da almeno 10 anni e nel corso del tempo sono stati presi anche impegni istituzionali poi caduti nel vuoto. Un esempio: proprio Mario Baldeschi, oggi in Sel, nel 2001 da consigliere provinciale dei Ds presentò una mozione che impegnava la Provincia a incentivare la messa in opera di un dissalatore nell’area industriale della Solvay. Quella mozione fu approvata. Nel 2002, addirittura, il Comune di Rosignano sollecitò la multinazionale a fare uno studio di fattibilità. Anche il consiglio comunale di Cecina in quegli anni approvò un ordine del giorno sul dissalatore, ben visto poi da tutte le forze ambientaliste, ma non solo (anche da Medicina Democratica).

Perché un dissalatore. E così a distanza di molti anni, ecco che Sel (attraverso un documento congiunto dei coordinamenti locali, provinciali e regionale) ripropone quella soluzione, ritenendola ancora più importante di allora. «L’idea di un dissalatore - dicono in coro Mario Baldeschi, Andrea Cionini, Mauro Bini e Nerina Monti - oggi assume un’importanza per noi strategica a causa della siccità che sta colpendo la Bassa e l’Alta Val di Cecina e in particolare il fiume Cecina. Perché l’acqua, più che del salgemma, è l’elemento su cui girano intorno tutti i problemi ambientali e industriali oggi tanto discussi». Secondo Sel, infatti, adesso non è più pensabile di fare affidamento solo sull’acqua del Cecina e di riempire gli invasi con le piene del fiume. Tutto questo non garantisce un futuro allo stabilimento e crea solo scompensi a livello ambientale. Ecco allora che, attraverso un finanziamento pubblico-privato come avvenuto per Puretta, si deve riprendere in mano il progetto di un dissalatore». Impianto che secondo il partito di Vendola darebbe queste risposte: «fornire salamoia adeguata al processo Solvay totalmente o parzialmente sostitutiva di quella di Saline; una sovrabbondanza di acqua potabile da immettere nell’acquedotto pubblico; continuità nel rifornimento di materia prima; sicurezza ai lavoratori liberandoli dall’attuale incertezza; garanzia idrica, risanamento ambientale e riduzione delle criticità geomorfologiche della Val di Cecina». Solvay, ma anche il sindacato, non hanno mai strizzato l’occhio a questo progetto. «I sindacati - dice Baldeschi - sostengono che il dissalatore produce salamoia impura, come se nel Cecina ci fosse acqua distillata». Sel chiude così il documento inviato anche la presidente Rossi e agli assessori Bramerini e Simoncini: «Inserire la costruzione del dissalatore nel prossimo accordo di programma che sarà firmato in Regione con la Solvay».

Costi e difficoltà. Ma quanto può costare un intervento del genere? Difficile indicare una cifra esatta, ma siamo intorno almeno ai 10-15 milioni di euro, se prendiamo da esempio impianti già realizzati in Italia. Ma il costo non è l’unico ostacolo che addetti ai lavori, azienda e alcuni amministratori pongono. C’è ad esempio quello dello smaltimento delle sostanze inquinanti provenienti dal mare e del consumo energetico. Ma i sindacati oggi come la pensano? «È impensabile - dice Stefano Santini, Rsu di Ineos - che un dissalatore possa sostituire le cave di salgemma e l’acqua del fiume. È impensabile per un discorso di quantita e qualità. Tuttavia, potrebbe essere un valido supporto.

Potenziare Aretusa. A proposito di acqua e impianti, ieri in Comune a Rosignano c’è stato un incontro tra l’assessore all’ambiente Daniele Donati, Asa e i sindacati della Solvay sulla possibilità di potenziare Aretusa, l’impianto post trattamento delle acque reflue a servizio dello stabilimento. «Nell’ambito del raddoppio del depuratore di Rosignano - spiega Donati - sarebbe possibile incrementare anche la produzione di Aretusa. È un’opportunità che tra l’altro è stata inserita anche nel protocollo d’intesa firmato l’altro giorno in Regione». Sul raddoppio del depuratore, intervento molto atteso dalla cittadinanza per le sofferenze idriche che ogni anno si verificano in estate, è stato avviato il percorso che dovrà portare al rilascio della Via da parte della Provincia. Sulla cantierabilità dell’opera ad oggi si parla di inizio 2013.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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