Il Tirreno

Il museo dimenticato della civiltà agricola che apre a singhiozzo

di Rino Bucci
Il museo dimenticato della civiltà agricola che apre a singhiozzo

Inaugurato nel ’92 a Villa Guerrazzi ma già nell’oblio Visitabile solo su prenotazione. Garigali: «Mancano i soldi»

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CECINA. Ci sono dei carri che hanno quasi cent'anni, le prime trebbiatrici meccaniche usate nel territorio e i barili, custodi di vino e duri anni di lavoro.

Oggetti che non si usano più ma che fanno parte della lunga storia della Bassa val di Cecina. Sono tutti custoditi nel museo "Della vita e del lavoro della Maremma settentrionale". Sei grandi stanze che preservano la memoria agricola e contadina del territorio.

Il Museo etno-antropologico è stato aperto nel 1992 e raccoglie gli strumenti che hanno scandito la vita contadina degli anni passati. Nel 2003, è stato inaugurato il nuovo allestimento museale a villa Guerrazzi. La collezione è organizzata per ambiti tematici: la lavorazione della terra, il frumento, il vino. Rappresenta una preziosa memoria delle tradizioni della nostra civiltà contadina cui non sfugge il territorio della Bassa Val di Cecina.

Un fiore all'occhiello, insomma, se non fosse che ormai, e da tempo è solo visibile su prenotazione e a pagamento. Di fatto, blindato alle visite di chi viene da fuori: turisti stranieri o forestieri non lo apprezzeranno mai. Difficile che ci arrivino.

Chi desidera avere le porte spalancate e godere dell'esposizione deve telefonare (i numeri sono sul sito del Comune). È possibile contattare la biblioteca o la cooperativa il Cosmo. Dall'accordo con l'operatore arriverà anche l'appuntamento per la visita e il saldo del tour.

Sulla questione è stato aperto in questi giorni un gruppo su Facebook, quantomeno per sensibilizzare l'opinione pubblica sull'uso di un bene collettivo.

La pagina, curata da Alberto Morganti, sta incontrando il favore e l'adesione di diversi cecinesi.

«Purtroppo ancora oggi - scrive Morganti - l'unico modo possibile per visitare il museo etnoantropologico di Cecina, autentico fiore all'occhiello della storia locale, consiste nella prenotazione con guida a pagamento. Credo che non possiamo certo meravigliarci dei motivi per i quali il turismo culturale in alcune aree della Toscana vive ancora in un'era primitiva. Un museo così suggestivo e di raro valore merita certamente un'attenzione maggiore da parte delle amministrazioni locali».

La pagina aperta da Morganti ha incassato diverse approvazioni, anche quella dell'assessore alla cultura e vicesindaco, Antonio Garigali.

«Ho apprezzato la provocazione intellettuale - dice l'assessore - ma dietro la scelta di aprire su prenotazione c'è sempre il solito problema economico. Non ci possiamo permettere di modificare l'orario di accesso perché siamo vincolati dal patto di stabilità. Ce ne siamo resi conto quando siamo andati a definire il bando per l'affidamento della struttura».

. Per chi volesse visitare la mostra i numeri sono 0586/680145 (biblioteca comunale) o 0586/769255 (Cooperativa Cosmo).

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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