Sicurezza
Davigo: «La politica fa poco contro la corruzione»
CASTIGLIONCELLO. Cosa è rimasto della stagione di Mani Pulite, visto che il tema della corruzione è quanto mai attuale? L'allarme è stato lanciato in questi giorni dalla Corte dei Conti che ha...
CASTIGLIONCELLO. Cosa è rimasto della stagione di Mani Pulite, visto che il tema della corruzione è quanto mai attuale? L'allarme è stato lanciato in questi giorni dalla Corte dei Conti che ha quantificato in 60 miliardi di euro annui il sistema corruzione Italia. Piercamillo Davigo, protagonista dell'incontro organizzato dal circolo Libertà e Giustizia della Bassa Val di Cecina, oggi giudice della Corte di Cassazione ma vent'anni fa uno dei principali protagonisti di Mani pulite, non ha mostrato dubbi: «Se i livelli di corruzione in Italia non sono diminuiti gran parte della responsabilità è della politica, che in questi anni non ha messo in campo attività di contrasto e prevenzione; anzi ha approvato leggi per contrastare i processi e destrutturare il sistema della giustizia».
Nella sala del Castello Pasquini tante persone hanno ascoltato, per più di due ore, gli approfondimenti del giudice alle domande del giornalista del Tirreno Antonio Valentini. Ha introdotto l’incontro Francesco Gentilini, di Libertà e giustizia. Un Piercamillo Davigo che non si è risparmiato e che ha riconosciuto un merito a Mani pulite: «Quello - ha detto - di stracciare il velo dell'ipocrisia, di rendere evidente ai cittadini italiani la realtà. E ancora oggi mi infurio quando i politici dicono che tutti sapevano. Le persone non sapevano». Davigo ha analizzato anche una giustizia che per molti non funziona più, delegittimata da norme che hanno depenalizzato il falso in bilancio, l'appropriazione indebita, dove non c'è più certezza della pena e dove la prescrizione in Italia è una follia diventando una delle cause del principale dissesto della giustizia. «Attraverso la corruzione - spiega Davigo - i politici si comprano le tessere degli iscritti e chi investe per il proprio potere nel suo partito è pericoloso». E, secondo il giudice, è un sistema che coinvolge tutti i partiti, da destra come a sinistra. Ma via i qualunquismi: «Dire rubano tutti vuol dire rassegnarsi. Bisogna iniziare a dire non rubate, altrimenti non vi votiamo». Due le ricette indicate per la riforma della giustizia: ridurre il numero dei processi (attualmente siamo oltre i 3 milioni di notifiche di reato all'anno) e rendere effettiva la pena. «Non è possibile andare a tre gradi di giudizio per un cittadino che falsifica la data del biglietto della metropolitana così come non è possibile che le pene oggi siano aleatorie».(al.be.)
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