Il Tirreno

Dune Mosse, il verdetto passa al Consiglio di Stato

di Mario Moscadelli
Dune Mosse, il verdetto passa al Consiglio di Stato

I titolari del bagno depositano il ricorso contro la sentenza di demolizione Aumenta il rischio che il cantiere resti sulla spiaggia anche per questa estate

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VADA. Il rischio per i bagnanti che lo scheletro del bagno Dune Mosse, a Vada, resti al suo posto anche per questa estate è concreto. Sì perché non si ferma la guerra legale in corso tra Comune e lo stabilimento sull’arenile del Bonaposta, su cui pende un'ordinanza di demolizione emessa dall'amministrazione comunale nel dicembre del 2010 e confermata poche settimane fa dal Tar. La società titolare della concessione, infatti, non ci sta ad alzare bandiera bianca e non intende rinunciare a quell'ampliamento oggi fermo a appunto ad uno scheletro di cantiere. Valerio Dottori, amministratore delegato della Dune Mosse annuncia che i legali della società hanno depositato ricorso al Consiglio di Stato contro la decisione (la numero 210/2012) del tribunale amministrativo toscano.

E si tratta di un doppio appello: uno riguarda la richiesta di sospensiva della sentenza del Tar, l'altro chiede il riesame completo del caso. Il primo sarà discusso sicuramente entro il mese di marzo e sarà un passaggio molto importante: se la sospensiva sarà accolta dai giudici allora la battaglia legale è destinata ad andare avanti per molti mesi ancora visti i tempi del Consiglio di Stato, col rischio concreto che il manufatto resti lì, nello stato attuale, anche per la prossima estate. Se invece sarà respinta, allora molto probabilmente la società dovrà arrendersi e rimuovere le opere piazzate sull'arenile un anno e mezzo fa. «Noi abbiamo provato a tentare una soluzione condivisa col Comune - dice Dottori - ma non siamo stati ascoltati. E allora, da parte nostra, dato che reputiamo infondato l'abuso che ci viene contestato, faremo di tutto per difendere l'investimento».

Da parte della società c'è comunque l'apertura a demolire parte del manufatto. «Sì - continua Dottori - e lo abbiamo scritto anche nel ricorso che abbiamo depositato pochi giorni fa. Ripeto: noi siamo assolutamente convinti di non avere violato nessuna legge, ma se anche il Consiglio di Stato dovesse darci torto abbiamo fatto presente che il presunto abuso riguarda uno dei due manufatti realizzati. Dunque, in caso di appello negativo, siamo pronti ad arretrate quel pezzo di cantiere. L'importante è che non si debba procedere alla demolizione totale dell'intervento come indicato dal Comune, perché allora siamo pronti ad opporci in tutte le sedi possibili».

Intanto, il Comune ha affidato la difesa davanti al Consiglio di Stato all'avvocato Calogero Narese per una cifra di 10.570 euro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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