La manifestazione
Ancora file al Cup da tre mesi proteste a raffica
Ogni giorno Il Tirreno accoglie le telefonate di pazienti arrabbiati. E la soluzione resta ancora un miraggio
CECINA. «Ma, insomma, è possibile che da tre ore sia inchiodato qui in fila?». «Sono arrivato stamani alle 10 in ospedale e alle tre e mezzo del pomeriggio ho ancora 40 numeri davanti». «Sono dovuto venire due volte, ieri e oggi, perché non ce l’ho fatta in un giorno a sbrigare la pratica. Che cosa dovevo fare? La cosa più semplice: ritirare i risultati delle analisi del sangue». «Ho deciso di provare con il totem, ho attivato la carta sanitaria aspettando il mio turno agli uffici di via Savonarola; poi sono tornato in ospedale ma la macchinetta era fuori uso...»
Sono solo alcune delle lamentele più frequenti che il centralino della redazione de Il Tirreno riceve quotidianamente. Ormai è un bollettino di guerra che dura da novembre, dicembre. E la situazione non accenna a migliorare. Lo stesso direttore amministrativo dell’Asl 6, il dottor Luca Cei, ha ammesso al Tirreno che il caso di Cecina è unico e di eccezionale gravità. Si arriva addirittura a 600 persone al giorno. Eppure sono passati più di tre mesi da quella che l’azienda di Monterotondo ribattezzò la «rivoluzione Cup», promettendo uno snellimento dei tempi d’attesa e una migliore organizzazione del laboratorio d’analisi, ma ad oggi la rivoluzione ha portato solo caos. E nessun beneficio ai cittadini/pazienti.
Cei ha annunciato che con il prossimo accordo con le farmacie si dovrebbe risolvere almeno in parte il problema, sollecitando ad usare i sistemi di pagamento alternativi, come le tabaccherie e il totem. Ma, come abbiamo visto, il totem spesso è fuori uso. Inoltre il pagamento alternativo ha un costo aggiuntivo, e dunque può essere indicato come alternativa, appunto, ma non come via obbligatoria. Come sbloccare la questione? Probabilmente una riorganizzazione del lavoro agli sportelli, altra indicazione dell’Asl, potrà servire. Ma quando sarà attivata, ci chiediamo? E se lo chiedono i cittadini. Quanto tempo ancora dovrà durare questa situazione da terzo mondo?
Non è il caso che l’azienda prenda atto che il numero degli sportelli aperti al Cup è insufficiente? E dunque che l’organico è sottodimensionato rispetto al bacino di utenza dell’ospedale? Inutile girarci intorno: se quotidianamente si superano in media le 400 presenze al Cup, è evidente che due sportelli multifunzionali (che si occupano di tutto: dai ticket alle prenotazioni, alle esenzioni) non sono in grado di fornire un servizio adeguato.
Il Tirreno si fa portavoce di questa battaglia di civiltà. E invita i cittadini a continuare a far sentire, sempre più forte, la propria voce. Raccontateci le vostre testimonianze. Insieme cercheremo di ottenere una risposta. Concreta.
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