Il Tirreno

«Sognavo una nuova casa ma non ho più garanzie»

Operai a termine, donne, giovani e prossimi alla pensione: in fabbrica cresce la preoccupazione. «E io che pensavo di essere al sicuro in Solvay»

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ROSIGNANO

Luca ha 21 anni e quel contratto a tempo determinato firmato un mese fa aveva acceso i suoi sogni. Andare a vivere da solo, anche in affitto, con la fidanzata Giada. Daniele ha 37 anni: dal 1997 lavora in Solvay e fino a pochi mese fa pensava che il suo posto era così sicuro da iniziare a pensare ad una casa più grande per la sua famiglia. Desideri di persone comuni, di normali lavoratori, che ora però devono mettere i loro progetti nel freezer. La situazione che sta vivendo la multinazionale non gli permette di guardare troppo avanti, non gli permette di fare una cosa semplice: programmare il futuro.

I sogni di un ventenne. «Quando un mese fa ho firmato quel contratto ho subito pensato che sarei potuto andare a vivere da solo. E invece... ». Luca Filippi Visconti ha 21 anni, abita a Gabbro, e con Solvay ha firmato un contratto da operaio con scadenza estate 2013. «Ma che precario: dopo due anni in cerca di un lavoro, questo contratto mi ha reso la persona più felice al mondo. Finalmente potevo iniziare a fare dei progetti, come andare a vivere da solo». Progetto per ora accantonato. «Se la situazione in Solvay è preoccupante e in caso taglio la personale quelli come me sarebbero i primi a saltare. Dunque, devo pensare giorno dopo giorno, sperando che la politica trovi la soluzione giusta per sistemare le cose». E per permettere ad un ragazzo di costruirsi la sua vita.

In cassa integrazione.Daniele Iobbi è tra qui 23 del sito di Ponteginori per cui è scattata la cassa integrazione. «Lavoro in Solvay dal 1997 - spiega Iobbi, tra l’altro assessore nel Comune di Montecatini Val di Cecina - e fino a poche mesi fa pensavo di essere al sicuro da brutte sorprese. Quando mia moglie, un anno fa, si è trovata disoccupata le ho detto: “Stai tranquilla, c’è sempre il mio stipendio”. Ma ora, con la cassa integrazione anche se io ora sto usufruendo delle ferie, dovremmo fare delle rinunce: abbiamo un figlio e volevamo una casa più grande. Per il momento resta un sogno».

La rabbia di Daniele. Daniele Salvucci, 32 anni di Marittimo, dal 2002 lavora a tempo pieno nel reparto dei clorometani. «È assurdo - dice Salvucci - che questa situazione di incertezza non sia dettata da una crisi del mercato, ma da chi è incapace di fare politica. I prodotti Solvay hanno un buon mercato, ma dobbiamo ridurre le marce perché manca la materia prima. Da cittadino, avrei voluto che i sindaci Buselli e Pellegrini fossero venuti a dare le loro spiegazioni in assemblea». Salvucci prosegue. «Lavoravo ai cantieri navali Orlando e quando nel 2002 sono riuscito ad entrare in Solvay pensavo di essermi messo a posto per sempre o quasi. E invece eccomi qua, nell’incertezza. Progetti personali? Tutto fermo: e chi si azzarda a spendere soldi».

L’incertezza di Roberta. Roberta Neri, 32 anni di Vada, lavora in laboratorio. È in Solvay da 12 anni. «Io sono molto preoccupata - dice Neri - perché se anche si sblocca la situazione per Ponteginori, la salamoia in fabbrica non arriverà prima di un anno. Il rischio, dunque, è che venga ritirata la cassa integrazione da Ponteginori e fatta scattare a Rosignano, dove a rimetterci sarebbero soprattutto coloro che si occupano dei servizi».

Presto in pensione. Franco Bianchi, di Guardistallo, è tecnico di sala. Entro la fine del 2012 andrà in pensione. «In 35 anni di Solvay - dice Bianchi - non avevo mai avvertito un clima di così apprensione per i posti di lavoro. Io tra qualche mese me ne andrò, ma cosa ne sarà dei giovani?».©RIPRODUZIONE RISERVATA

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