Finanza
«Il rilancio non passa da industria e turismo»
In consiglio comunale lo studio del Sant’Anna: si deve puntare sulle specializzazioni per creare prodotti d’eccellenza
ROSIGNANO
«Sport, cultura e turismo non possono essere motore dello sviluppo del comune di Rosignano», bensì bisogna «puntare sulla specializzazione delle conoscenze in cui il territorio possa eccellere, con ricerca innovazione e uso di tecnologie». Questa la ricetta della scuola Sant'Anna scaturita dallo studio commissionato un anno fa dall'amministrazione comunale. Ricerca esposta ieri mattina dal professor Nicola Bellini nell'auditorium del Castello Pasquini, nel corso di un consiglio comunale molto partecipato. Fra i presenti anche l'assessore regionale alle attività produttive Gianfranco Simoncini, il presidente della provincia Giorgio Kutufà, la direttrice dello stabilimento Michèle Huart.
La ricetta. La soluzione proposta è definita dal Bellini "Smart specialization",ossia ,specializzazione intelligente. «Specializzazione - spiega Bellini - non significa puntare su un settore, ma su un ambito di conoscenza che poi si può applicare a più settori». In che modo, lo spiega così: «Partendo da competenze già presenti, coinvolgendo le aziende locali in un processo di sviluppo. In questo modo - prosegue - sia attirerebbero sul territorio interessi di imprese, anche di grande scala». Insomma, Rosignano possiede e deve tirare fuori le risorse, per diventare una nicchia di specializzazione eccellente. Di quale settore? Nessuno l'ha detto in maniera esplicita, ma è evidente che il riferimento va alla chimica. «Una soluzione rischiosa - ammette Bellini - ma anche l'unica percorribile per garantire un futuro di sviluppo a Rosignano». I rischi starebbero nel fatto che «occorre farla bene, perché è un meccanismo di lungo periodo, a fronte di alti costi per il sistema nel breve-medio periodo».
Le alternative. Le altre strategie possibili, ma scartate dal Sant'Anna sono: “Oltre l'industria" e "Rilancio industriale". La prima consiste nel privilegiare turismo sostenibile e agricoltura di qualità, valorizzando lo sviluppo delle risorse naturali e culturali del luogo. Una strada considerata da Bellini troppo rischiosa in quanto questo settore da solo non ce la farebbe a trainare l'economia del territorio. L'altra mira a rilanciare il settore industriale legato alla chimica facendo leva su multinazionali come Solvay e Ineos e indotto. Questa soluzione sarebbe poco percorribile secondo Bellini in quanto «il manifatturiero tradizionale investe in paesi emergenti con manodopera a basso costo e perché mancano gli spazi».
Turismo&co. Nella strategia caldeggiata da Bellini, sport, cultura e turismo, tuttavia non sarebbero del tutto messi in angolino. «Mantengono la loro rilevanza sia come fattori di qualità della vita sia in quanto attività economiche».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
