Attenzione
L’ufficiale giudiziario dà una mano a Matteoli
Notifiche in ritardo, improcedibile il ricorso alla Corte costituzionale Ma domani riparte il processo all’ex ministro anche se rischia di finire qui
CECINA
L'ufficiale giudiziario romano ha perso tempo, nessuno lo ha incalzato e il tempo è scaduto: per questo la Corte costituzionale, dopo averlo ammesso, ha dichiarato «improcedibile» il ricorso per conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato proposto dal tribunale di Cecina. Lo abbiamo scoperto scorrendo il calendario di udienze in programma domani, dove spicca il nome di Altero Matteoli: da oltre due anni quel nome non veniva messo a ruolo.
L'ex ministro è accusato di favoreggiamento nell'ambito di Elbopoli (nell’agosto 2003 avrebbe rivelato al prefetto di un’indagine sullo stesso Gallitto per un giro di appartamenti concessi a prezzi di favore), ma questo processo era rimasto congelato per cinque anni in un braccio di ferro tra avvocati griffati (Giuseppe Consolo, padre dell’omonimo lodo, e Adolfo Larussa), magistratura e Parlamento.
Ora questo processo sembra destinato a sgretolarsi. La prima crepa viene aperta nel maggio 2007, quando l'avvocato Consolo incassa una raffica di «no» alle varie eccezioni ma poi mette a segno quella più importante: fa bloccare tutto grazie alla Camera (all’epoca dei fatti Matteoli era deputato) che accoglie il suo ricorso e rimette la decisione alla Corte costituzionale. Il 24 luglio 2009 la Consulta stabilisce che in effetti gli atti avrebbero dovuto essere trasmessi alla Camera. Quattro giorni dopo, il 28 luglio, la Giunta delle autorizzazioni nega l'autorizzazione a procedere contro Matteoli, decisione che l’aula ratifica il 28 ottobre.
Il 19 dicembre però quella decisione viene condivisa solo a metà dal giudice Antonio Del Forno, il quale ammette come la Camera dovesse essere consultata ma contesta la parte in cui la giunta definisce «i comportamenti ascritti al senatore Matteoli di carattere ministeriale e posti in essere per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell'esercizio delle funzioni di governo». E siccome, dice Del Forno, la Camera ha invaso il campo pretendendo di riqualificare un reato già qualificato dal tribunale dei ministri, il giudice accoglie la richiesta del pm Antonio Giaconi, ordinando la trasmissione degli atti alla Corte costituzionale per conflitto di attribuzioni e dichiarando sospesa la prescrizione. Del Forno condivide l'impostazione del pm perché « dalla motivazione della Corte si desume che alla Camera non spetta alcuna valutazione vincolante rispetto all'autorità giudiziaria in ordine alla natura ministeriale del reato contestato, ma soltanto che a essa sia data la possibilità (...) di sollevare conflitto di attribuzioni».
Poi cosa succede? Bisogna saltare all’estate successiva, quella del 2010. La Corte costituzionale il 7 giugno dichiara ammissibile il ricorso con ordinanza numero 211. Il 16 giugno il tribunale cecinese riceve per raccomandata quell'ordinanza e deve notificarla entro 30 giorni (in base al terzo comma dell'articolo 24 delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale) ai presidenti di Camera, Senato, all’imputato e ai suoi difensori.
Il giorno dopo (17 giugno) Cecina inoltra all'Unep (ufficio notifiche esecuzioni e protesti) della corte d'appello di Roma la richiesta di notifica alle parti. L'ufficiale giudiziario vi provvede il 24 giugno per la Camera e per l'avvocato Consolo, il 30 giugno per il Senato. I termini sono rispettati solo fin qui. E’ già troppo tardi infatti quando il 21 luglio la notifica giunge a Matteoli e il 23 a Larussa. Lo è ancora di più il 16 agosto, quando l'Unep restituisce le relate di notifica a Cecina che a sua volta ritrasmette tutto il 2 settembre alla cancelleria della Consulta. Il plico arriva il 3, quando ormai sono finiti anche i supplementari e i rigori.
Scrive il presidente della Consulta, Alfonso Quaranta: «In ragione del mancato rispetto del termine perentorio per il deposito degli atti notificati presso la cancelleria di questa Corte, non può procedersi allo svolgimento della fase di merito del giudizio sul conflitto di attribuzione». Così, e passa un altro anno, il 21 novembre 2011 la Corte dichiara improcedibile il ricorso. E restituisce gli atti al tribunale di Cecina, dove arrivano a dicembre.
Abbandonando i tecnicismi, è difficile immaginare come possa andare avanti un processo sospeso per una questione di costituzionalità irrisolta. C'è grande attesa per sapere cosa decideranno domani il pm in aula Massimo Mannucci, gli avvocati difensori e soprattutto il giudice Carlo Cardi.
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