Il Tirreno

Col fiato sospeso per i bidoni

di Rino Bucci

Mare inquinato? Comincia a salire la preoccupazione tra pescatori, rivenditori e ristoranti

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CECINA

La parola d'ordine è "niente allarmismi". Ma un po’ di paura c’è. Tra le coste cecinesi e la Gorgona ci sono oltre 20 miglia. Ma i 198 fusti tossici persi dall'eurocargo Venezia lo scorso 17 dicembre, al largo dell'isola, destano preoccupazione. Chi vive di mare lo sa bene: un pesce può nascere a Gorgona e morire vicino all'Elba. Quindi il problema non riguarda solo chi cala le reti proprio sui bidoni.

In città a porsi tante domande e a pretendere altrettante risposte è chi con i prodotti del mare ci vive: i pescatori, i titolari delle pescherie, gli chef.

Pescatori. La barca di Roberto Miserini è l'unica in città a spingersi oltre tre miglia dalla costa. «Di solito battiamo a sud, verso l'Elba - spiega il pescatore -sarebbe una bugia se dicessimo che siamo tranquilli. Ci spaventa il fatto che siano passati dei mesi e si brancoli ancora nel buio. Se le sostanze tossiche arrivassero fino alla nostra zona sarebbe un disastro. Quando viene intaccata la catena alimentare c'è poco da fare: potrebbe capitare di tirare su un pesce all'Elba che è stato contaminato a Gorgona. Non è un buon momento soprattutto in questo periodo di crisi. Da questa situazione se ne tocca un po' tutti. Molti dei miei clienti hanno paura e fanno domande».

I pescatori attraverso la cooperativa "Santa Maria Assunta" hanno recapitato una lettera alla Capitaneria. Chiedono garanzie sul recupero.

«Il mare è la nostra vita - dice Delio Nanni, pescatore - ed è normale sentirsi minacciati da questo possibile disastro. Vivo di piccola pesca e opero entro le tre miglia dalla costa. Non mi sento sicuro».

Nelle pescherie. Se il pesce fosse inquinato sarebbe un disastro per chi lo vende. «Un po' di paura si sta facendo largo tra i clienti - spiega Andrea Bacci della pescheria "da Mery" - nonostante le barche locali non si spingano troppo al largo le persone hanno cominciato a essere titubanti. Chiedono la provenienza dei prodotti; un po' di calo nelle vendite si è sentito».

Anche dalla pescheria Gelpesca pretendono risposte. «Per il poco di pesce locale che trattiamo siamo chiaramente preoccupati. I clienti? Qualcuno ci ha chiesto la provenienza. Non molti per la verità».

Gli chef. Dalla rete alla tavola. Se il pesce fosse inquinato nessuno lo mangerebbe e gli affari di chi lo cucina colerebbero a picco. «Le conseguenze sono già evidenti - spiega Luciano Zazzeri, chef della Pineta a Marina di Bibbona - da una settimana non si vedono più le triglie: ai pescatori livornesi hanno interdetto alcune zone. Prevedo conseguenze poco simpatiche. Come si può far uscire un cargo del genere con il mare in tempesta? Non trasportava vino, ma sostanze tossiche. Ora aspettiamo l'esito delle analisi e speriamo che quella robaccia venga tolta dal mare il prima possibile».

Sulla stessa linea Andrea Poli del ristorante "da Andrea": «Non ci resta che incrociare le dita e vedere come evolverà la situazione. Al momento i clienti sono abbastanza tranquilli, ma le domande ce le facciamo noi». E sono tante.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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