Il dolore
«La politica a rimorchio di Solvay»
L’ambientalista Giacopelli: «Così il territorio rimane ingessato»
ROSIGNANO
«Il numero di dipendenti della Solvay non è crollato per i troppo no all’azienda». È quanto sostiene l’ambientalista Alessio Giacopelli. «Il teorema - dice Giacopelli- per cui la serie infinita di no per anni contro Solvay ha ridotto l'occupazione da 5.000 agli attuali 800 addetti non regge. I rendiconti economici sono la dimostrazione che lo fa crollare. La verità, infatti, è un'altra. Un anno per l'altro, si sono conseguiti maggiori e migliori livelli di produttività, sfruttato condizioni di mercato favorevoli pur con sensibili posti di lavoro in meno, rispetto agli anni dei “mila” lavoratori. Il resto l'hanno fatto le strategie del mondo moderno: l'accumulo, l'automazione, il decentramento. In parole povere grande e grossa fuori e dimagrita dentro». Giacopelli prosegue. «Adeguare i cicli produttivi ad essere ambientalmente sostenibili nel riferimento generico a Solvay nasconde l'ossimoro in sé, ma rende assai interessante, un'inaspettata propensione ad un possibile adeguarsi della sostenibilità. E' normale allora che in tutti questi anni non si siano superati i limiti e le condizioni che generano l'alto rischio industriale, del cloro, acqua ossigenata, etilene? E i "raggi di rischio" di Vada, col pontile e il bombolone? E le migliori tecnologie perché non si sono installate? Questo è uno dei risultati delle politiche attendiste del nostro Comune, che forse con troppo sussiego, ha sempre atteso segnali da Solvay. Politica e potere economico dominanti hanno lasciato spesso i lavoratori ed i cittadini da soli a combattere per i loro diritti».
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