Il Tirreno

«Il panico ci ha fatto agire così»

«Il panico ci ha fatto agire così»

Pardera, uno dei sopravvissuti, racconta quelle terribili ore in mare

2 MINUTI DI LETTURA





ROSIGNANO

«Il panico ci ha fatto agire in quel modo». Massimo Pardera, uno dei superstiti del naufragio vicino alle Secche di Vada, ieri è stato interrogato a lungo dalla guardia costiera. Oltre due ore di deposizione per spiegare nei minimi dettagli i minuti dell’affondamento e le ore passate in mare.

Pardera, sulla base del condice di navigazione responsabile di quella barca in quanto in possesso di patente nautica (così come Trotta), ha confermato di avere preso il comando del motore. «Stavamo pescando tranquillamente - ha raccontato ai militari- quando ad un tratto abbiamo visto dell’acqua entrare nella barca. Abbiamo provato a gettarla fuori, ma entrava in quantità enorme. Ci siamo guardati, impauriti e frastornati. La prima cosa che c’è venuta in mente è stata quella di mettere in moto e tornare a riva». E così mentre Beninati provava lo stesso a buttar fuori acqua con un secchio, Trotta tirava su l’ancora e Pardera spingeva a tutto gas la leva del motore. Manovra che, per lo spostamento dell’acqua verso poppa, ha fatto impennare la barca così tanto da accucciarsi e poi affondare con la prua rivolta verso il cielo. «A quel punto ho seguito Wladimiro che si era buttato in mare con un parabordo. Credo di essere rimasto in mare con lui attaccato a quell’attrezzo per almeno tre ore. Poi mi ha detto: “Ho troppo freddo, non ce la faccio più”. Io ho provato a tenerlo con la testa a galla, ma anch’io ero stremato e alla fine ci siamo staccati. È un incubo, ho perso un vero amico».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa