La manifestazione
Coop pronta ad aprirela domenica pomeriggio
Mossa a sorpresa per combattere la concorrenza: via dal 19 febbraio. Dalle 7 alle 22 tutti possono alzare le saracinesche. Ma è polemica
CECINA. Orario continuato anche di domenica. Dal 19 febbraio il supermercato Coop di via Pasubio rimarrà aperto anche nel giorno di festa per eccellenza. Una mossa a sorpresa, arrivata a poche settimane dall'emanazione del decreto Salva Italia. Il provvedimento - varato dall'esecutivo Monti - consente agli esercizi pubblici di lasciare alzata la saracinesca 24 ore su 24, 365 giorni all'anno.
Ad oggi, il supermercato Coop lavorava solo di domenica mattina. Il colosso di Vignale Riotorno fa sapere che la variazione d'orario non interesserà i punti vendita dei paesi vicini: né a Donoratico né a Rosignano .A quanto pare, la grande catena di distribuzione sta predisponendo un piano d'aperture a macchia di leopardo. Porte aperte in quei centri dove la concorrenza domenicale è più forte. A Cecina - come a Piombino (Comune interessato da altre variazioni) - i competitor sono aggressivi e già da tempo accolgono i clienti di domenica sia di mattina che di pomeriggio. Coop ha deciso il contrattacco.
Anche in assenza del decreto Salva Italia a Cecina (Comune a vocazione turistica) l'apertura domenicale sarebbe stata possibile. Infatti, il piano locale del commercio, approvato nel marzo del 2009, prevede che i negozi possano rimanere aperti tutti i giorni della settimana dalle 7 alle 22. Sono solo tre le date di chiusura obbligata: natale, il primo giorno dell'anno e Pasqua. E, a conti fatti, i due esercizi di grande distribuzione locale (Coop e i Magazzini del Sole) già da tempo restavano in parte aperti nel giorno di festa. Coop osservava l'orario antimeridiano, i Magazzi del Solo quello pomeridiano. La novità è che il supermercato di via Pasubio da febbraio non si fermerà più di domenica.
L'opportunità offerta dal governo, se piace ai grandi, fa infuriare i piccoli. "Non mi stancherò mai di ripetere che per i negozi di vicinato saranno solo guai - spiega Catia Giannoni, presidente del Centro commerciale naturale - Cecina storicamente vive di piccole attività; anche queste sono frutto di grandi investimenti e costituiscono posti di lavoro. Rischiamo di essere cannibalizzati". In città, le piccole strutture sono più di 700.
Oltre a far infuriare i negozianti e le associazioni categoria come Confesercenti e Confcommercio, il via alle liberalizzazioni si è trascinato dietro anche il dissenso di molte amministrazioni. La Regione ha avanzato un ricorso alla Corte costituzionale, mentre il Comune di Pontedera ha emanato un'ordinanza di chiusura domenicale (poi revocata dal Tar) per tutti gli esercizi.
In Bassa val di Cecina, la Sinistra per Castagneto, nell'ultimo consiglio comunale ha presentato una mozione anti-liberalizzazioni. Bocciata dalla maggioranza.
Ma, a quanto pare, nel nostro territorio, l'introduzione del provvedimento non incontrerà particolari ostacoli. «Dal punto di vista personale - spiega il sindaco Stefano Benedetti - ritengo che un freno alle aperture sarebbe necessario. Ma quando hai un decreto del governo diventa difficile intervenire. . Per Cecina, l'ultimo piano del commercio varato era più che sufficiente».
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