Il Tirreno

Solvay, c’è l’incontro decisivo sulla cassa integrazione

di Mario Moscadelli
Solvay, c’è l’incontro decisivo sulla cassa integrazione

Oggi in direzione i sindacati incontrano l’ufficio personale. Baldini (Rsu): «Credo ormai certo il ricorso agli ammortizzatori sociali». Ma la Regione dice no alla richiesta di cassa in deroga

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ROSIGNANO. Quella di oggi è una giornata decisiva o quasi per il futuro di quei dipendenti Solvay dello stabilimento di Ponteginori su cui pende la spada di Damocle della cassa integrazione. L’azienda di via Piave, infatti, oggi dovrebbe fare chiarezza una volta per tutte su come intende procedere verso questi lavoratori, ma non solo. Nell’incontro fissato con le Rsu della fabbrica di Rosignano e di Ponteginori si farà il punto anche sul futuro dal punto di vista occupazionale.

L’incontro. Oggi alle 14,30, in direzione, i sindacati incontreranno i responsabili dell’ufficio personale. Probabilmente ci sarà anche la direttrice dello stabilimento, Michéle Huart, ma non è detto. Sicura, invece, la rappresentanza sindacale: Marco Baldini, Alessandro Lami, Marco Giomi e Rossella Vallini per la Cgil, Bruno Grossi per la Cisl, Stefano trabone per la Uil e Luca Luparini per l’Ugl. Dopo la riunione avvenuta lunedì, dunque, oggi l’azienda dovrebbe fare chiarezza sulla richiesta di cassa integrazione partita ormai una settimana fa. «Solvay - dice Marco Baldini, Rsu di fabbrica - ci dirà come intende muoversi sull’impianto di Ponteginori e su quei lavoratori addetti alla trivellazione». Nello stabilimento gli operai sperano in un ripensamento da parte dell’azienda sul ricorso alla casa integrazione, ma Baldini ha un parere diverso. «Il clima che si respira - dice il sindacalista - non lascia presagire niente di buono a breve termine. E poi ci sono dei dati oggettivi che mi fanno pensare che Solvay non tornerà indietro sulla cassa integrazione. Il sale inizia a scarseggiare e senza il rinnovo di quelle concessioni in ballo è difficile che tenga tutti al lavoro». Insomma, la sensazione è che oggi Solvay spiegherà le modalità con cui manderà 23 lavoratori di Ponteginori in cassa integrazione (forse a girare). Ma non sarà l’unico tema dell’incontro. Si dovrebbero affrontare anche il nodo degli scenari futuri sulla base delle possibilità, positive o negative, che ci sono ad oggi sui siti d’estrazione del salgemma nel territorio di Montecatini Val di Cecina.

Quale cassa integrazione. Solvay, nella nota diramata la scorsa settimana, faceva riferimento alla richiesta di una cassa integrazione in deroga. Ma difficilmente potrà usare questo tipo di sostegno. La Regione, attraverso le parole dell’assessore Gianfranco Simoncini, ha fatto sapere che «l’utilizzo di quel tipo di cassa integrazione non può essere autorizzato dalla Regione, non essendo Solvay azienda sotto i 15 dipendenti, né azienda che ha usato a pieno tutti gli ammortizzatori dell a cassa ordinaria e straordinaria che riguardano le grandi aziende».

Il Pd. Rilanciare l’industria, magari anche attraverso la scuola. È uno dei concetti di Fabrizio Bagnoli, segretario comunale del Pd, sulla situazione di Solvay. «In fabbrica - dice Bagnoli - si respira un’aria di estrema preoccupazione e, perché no, di sconforto. Un' aria così non veniva respirata dal lontano 1982 anno in cui per la prima volta venne usata la cassa integrazione per una ristrutturazione interna dello stabilimento per adeguarlo alle esigenze di mercato di allora. Sono passati trent’anni e ci ritroviamo di fronte ad una crisi che, se si dovesse effettivamente verificare, ci accomunerebbe purtroppo ad altre gravi situazioni occupazionali già esistenti nella provincia di Livorno«. Secondo Bagnoli, «questa situazione si è creata perché abbiamo lasciato, per molto tempo, che tra la grande industria, le istituzioni e la cittadinanza non vi fosse alcun collegamento, come se ognuno pensasse a se stesso convinto di essere autosufficiente, ed ecco i risultati. Noi del Pd siamo convinti che occorre, quanto prima ritrovare un'alleanza positiva tra l'industria e le istituzioni e la collettività per cercare i presupposti di rilancio occupazionale e di salvaguardia dell'ambiente e dei territori. Ripetiamo, ad esempio, che è opportuno istituire un corso di chimica industriale all’Iti per garantire un futuro lavorativo ai giovani locali».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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