Il Tirreno

Chiesto il processo per l’affaire Ginori

di Alessandro De Gregorio

A maggio l’udienza dal gup per l’ex comandante della base logistica e per la dirigente del commissariato

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CECINA

Nei confronti della dirigente del commissariato cecinese le indagini erano state chiuse già da un pezzo, a novembre, con la contestuale richiesta di rinvio a giudizio.

Ora anche l’inchiesta madre sulla base logistica militare di Marina di Cecina è stata chiusa, allo stesso modo: con la richiesta di rinvio a giudizio per tutti i protagonisti dell’affaire Villa Ginori.

Il sostituto procuratore Gianfranco Petralia, dopo due anni e mezzo di lavoro, è dunque giunto alla conclusione che dovranno essere processati l’ex comandante della base cecinese Marcello Seremedi, 52 anni, di Aulla, per concussione, truffa aggravata e falso; il suo stretto collaboratore, il maresciallo Antonio Resce, accusato in concorso; la moglie del colonnello Anna Piera Moglia, per ricettazione; e, appunto, il vicequestore Palma Gagliardi, alla quale vengono contestati i reati di favoreggiamento e rivelazione di segreti d’ufficio.

E’ stata già fissata la data dell’udienza preliminare: il 9 maggio. E’ probabile che alcuni degli imputati, se non tutti, chiedano un rito abbreviato.

Gestore degli appalti. Stando alle accuse, tutta questa vicenda ruota attorno alla figura di Seremedi, il colonnello che aveva comandato Villa Ginori dal 2005 al 2009 per poi essere trasferito a Firenze, all’istituto geografico militare. Il colonnello avrebbe gestito un giro di appalti da un milione di euro l’anno. Appalti per lavori di ristrutturazione della caserma, per il ripascimento della spiaggia antistante, per servizi di fornitura, di imbiancatura, giardinaggio.

Mazzette e regali. Spese che, sempre secondo l’accusa, venivano gonfiate(nel fascicolo c’è anche una fattura da 35mila euro per lo smontaggio degli ombrelloni) o più semplicemente concordate con ditte compiacenti. Cioè a dire: io ti assegno l’appalto, ti faccio lavorare quindi, in cambio tu mi procuri denaro o altro genere di regali: 200mila euro nel primo caso, orologi o elettrodomestici nel secondo. Soldi e regali che sarebbero finiti in tasca al colonnello, alla moglie e al maresciallo.

L’indagine. Finché i carabinieri non misero il naso in quegli appalti. Cominciarono a farlo nel 2009, prima del trasferimento del colonnello. Un anno dopo (ottobre 2010) Seremedi fu arrestato a Firenze su ordine del gip Antonio Pirato. Pochi giorni dopo ottenne i domiciliari.

La telefonata. Nell’inchiesta finì anche la dirigente del commissariato. Perché? A quanto pare il colonnello si rese conto che qualcuno lo stava tenendo d’occhio, o almeno ebbe questa sensazione. Era vero. Così Seremedi telefonò alla Gagliardi senza considerare che il suo apparecchio era sotto controllo: «Dottoressa, credo che qualcuno mi stia seguendo. Mica indagano su di me?». Questo più o meno il tenore della conversazione che mise nei guai la dirigente. La quale, sempre secondo le accuse, avrebbe fatto capire qualcosa al colonnello già in quella telefonata, finendo poi per confermargli a voce, di persona, che stavano indagando su di lui.

«Falso» Palma Gagliardi nega con forza, ma Petralia lo scorso 11 novembre le ha notificato il 415 bis. Ora anche per gli altri è stato chiesto il processo. Fra tre mesi la decisione del gup.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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