Sicurezza
Sel sull’acqua: «Salvaguardia dei lavoratori e delle risorse»
Solidarietà ai lavoratori Solvay ma anche un invito a ripensare e cambiare strategia nelle politiche dell’acqua. Dopo l’annunciata cassa integrazione per 23 operai Solvay di Ponteginori...
CECINA. Solidarietà ai lavoratori Solvay ma anche un invito a ripensare e cambiare strategia nelle politiche dell’acqua. Dopo l’annunciata cassa integrazione per 23 operai Solvay di Ponteginori interviene Sel (Sinistra Ecologia e Libertà) della bassa Val di Cecina.
«Negli anni passati - scrive Sel - nemmeno ultimamente con il referendum, la questione della risorsa “acqua”è stata affrontata in termini realistici e scientifici. La soc. Solvay ha sempre agito come se gli ingenti consumi, indispensabili per i processi produttivi, potessero essere sempre garantiti dal naturale “ciclo dell’acqua” senza contare che lo stesso ciclo è legato strettamente al clima e che non imprevedibili cambiamenti metereologici avrebbero potuto alterarlo od interromperlo e che tale tipologia d’uso, confliggeva, quale bene comune, con quello umano ed agricolo, prioritari rispetto a quello industriale. Allora come Sel come non essere d’accordo con la presa di posizione del sindaco di Montescudaio, volto a tutelarne l’uso idropotabile? Come non essere d’accordo con il documento stilato dalla Federazione della Sinistra delle province di Livorno e Pisa? Come non solidarizzare con i lavoratori di fronte al ricatto della cassa integrazione messo in essere da Solvay conseguenza diretta della sua staticità ? Come è possibile che in tutti questi anni le amministrazioni pubbliche non si siano poste il problema di imporre a Solvay di individuare altre fonti di approvvigionamento nonostante che forze politiche ed ambientaliste denunciassero la gravità della situazione?». E ancora: «La loro proposta di ricorrere alla costruzione di un dissalatore dell’acqua di mare ha sempre visto l’opposizione di sindacati e forze di maggioranza con motivazioni più svariate che poco hanno convinto i cittadini: impianto troppo energivoro e quindi troppo costoso , a loro dire, (ma nel frattempo non si erano costruite due turbogas da 380 Mw l’una?) o che con il progetto Aretusa per il riuso di acque reflue si sarebbe risparmiato acqua ( per il raffreddamento in Solvay ma lasciando inalterato il problema dell’emungimento in Val di Cecina!)».
«Oggi - conclude Sel - in una situazione di intensa siccità di cui non è prevedibile stabilire la fine e la dimensione e che vede il fiume Cecina ridotto ad un rigagnolo e , di fatto, incapace di riempire con le sue piene gli eventuali e tanto evocati e salvifici invasi (Idro-s e Puretta), deve essere individuata una soluzione che sia in grado di dare sì risposte alle esigenze dei lavoratori e della produzione, ma soprattutto volta a tutelare i cittadini sia dal punto di vista della risorse acqua come bene vitale».
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