Sicurezza
Psi: «Troppi i no rifilati alla Solvay»
ROSIGNANO «Se la Solvay riccorre alla cassa integrazione è perché finora si è portata avanti una politica di indecisioni e contraddizioni». Questo il pensiero di Alberto Rossi, del Psi locale....
ROSIGNANO
«Se la Solvay riccorre alla cassa integrazione è perché finora si è portata avanti una politica di indecisioni e contraddizioni». Questo il pensiero di Alberto Rossi, del Psi locale. «Abbiamo accolto con grande interesse l'appello di Rifondazione Comunista - dice Rossi - che, nei giorni scorsi ha chiesto un impegno per un piano industriale sul nostro territorio. Ci fa particolarmente piacere perché questo rappresenta un cambio di rotta». Rossi prosegue. «La cassa integrazione per i lavoratori di Ponteginori non è altro che la logica conseguenza di una politica che per anni è stata condizionata da una politica demagogica che riteneva l'industria sul nostro territorio come il male. L'esempio della Solvay potrebbe diventare un caso di scuola: invece di costringere, anche attraverso incentivi mirati, la Solvay ad adeguare i propri cicli produttivi ad essere ambientalmente sostenibili, si è fatto di tutto per rendere la vita difficile all'azienda, con il risultato che il livello occupazione è crollato da 5000 addetti (compreso l'indotto) di 20 anni fa ai 7-800 di oggi. Se adesso si teme per l'intero insediamento di Rosignano è perché si è perpetrata una politica fatta di indecisioni e di contraddizioni. Che piano industriale si pretende se si dice no, negli anni, prima al progetto del "Pvc" e da ultimo a quello del "Progetto Rosignano", che dalla sua prima stesura ha avuto, proprio per la tutela del vincolo ambientale, quelle modifiche necessarie alla sicurezza, grazie proprio ad un lavoro responsabile da parte delle istituzioni? Insomma, serve invertire il modello di sviluppo immaginato per la Bassa Val di Cecina negli ultimi trent'anni e che l'ha portata ad essere tra le prime zone a livello di disoccupazione in Toscana».
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