Il dolore
Case invendute, niente crediti per l’edilizia è l’anno peggiore
Sparite in un anno 100 ditte (con 600 operai) in provincia, un quarto in Bassa Val di Cecina L’assessore Carli: «I piccoli imprenditori affogano, i grandi si mangiano i capitali accumulati»
CECINA
Nera, come la pece, come la crisi che da quasi quattro anni sta colpendo il comparto edile. Dal 2008 a oggi il settore delle costruzioni sta viaggiando con il segno meno.
Le aziende più piccole chiudono, le ditte storiche tengono, aiutate da quanto accumulato negli anni «buoni». Alla base delle difficoltà c'è la crisi che ha colpito l'economia globale.
Il problema si chiama accesso al credito: le banche non concedono i prestiti ai privati e per diretta conseguenza le case restano invendute.
In più, il momento consiglia prudenza; gli imprenditori costruiscono di meno e riducono gli organici. Chi punta sugli appalti pubblici non se la passa meglio: i Comuni o le aziende sanitarie non sono proprio degli orologi svizzeri nel saldare il conto. Tutte le conseguenze di questo circolo vizioso cadono sulle spalle delle società.
I dati. «Dal 2010 a oggi - spiega Michele Corso, funzionario della Cassa edile di Livorno - in tutta la provincia abbiamo perso qualcosa come 600 operai (il 40 per cento è di origini straniere, ndr). Oltre cento ditte hanno chiuso i battenti. Per lo più si tratta di piccole aziende, composte da pochi dipendenti».
E questi sono i dati "chiari", quelli visibili. All'appello manca tutto quel mondo sommerso che è il lavoro in nero.
«Il settore sta andando male - continua Corso - c'è un'emorragia lunga e silenziosa, ce la portiamo dietro dal 2008. Il vero dramma però è che il comparto non fa notizia: se perdono il lavoro dieci manovali non se ne sa niente, ma se una grande fabbrica privata ne manda a casa altrettanti è sulle prime pagine dei giornali. Siamo in forte crisi».
E non è niente rispetto a quanto accade nelle altre province della Toscana. «Altrove è ancora peggio - spiega Corso - infatti la provincia di Livorno è quella che nel Granducato sta tenendo meglio perché non ha mai beneficiato dei grandi appalti pubblici».
Delle oltre cento ditte chiuse, circa un quarto è in Bassa val di Cecina. Molte altre si trovano a Piombino, dove le difficoltà della fabbrica hanno toccato anche l'edilizia.
A Cecina. «La crisi del settore è sotto gli occhi di tutti - dice l'assessore all'urbanistica Giamila Carli - basta parlare con qualunque commercialista o confrontarsi con gli imprenditori locali che passano dai nostri uffici. I piccoli affogano, i grandi si mangiano i capitali accumulati in passato. Tante grandi opere appaltate da tempo restano da realizzare e gli appartamenti vengono liquidati a rilento».
Le difficoltà incontrate nella lottizzazione dell'ex Zuccherificio o per le case (e i fondi) di palazzo Fiorito sono sotto gli occhi di tutti. Così come i ritardi nel restauro del palazzetto dei congressi.
Difficoltà enormi. Non si nasconde dietro un dito Marco Vanni, direttore tecnico della Pierino Vanni srl, una delle ditte storiche di Cecina, da oltre 60 anni sul territorio.
«Ci sono tanti, tantissimi problemi - dice Vanni - basti pensare che nel maggio scorso abbiamo partecipato alla pulizia di alcune spiagge di Rosignano. A oggi non siamo stati ancora liquidati, forse i soldi arriveranno a marzo. Quando poi si ha a che fare con i privati è ancora peggio: solo quest'anno ho portato dall'avvocato un milione e mezzo di mancati crediti. Il disastro è iniziato nel 2008 e questo è l'anno peggiore».
Nonostante tutto nessuno dei 25 operai (altri 15 fanno parte dell'indotto) della Pierino Vanni è stato messo in cassa integrazione oppure licenziato.
«Per questo non abbiamo ricevuto nessuna medaglia o agevolazione - conclude Vanni - il governo dovrebbe pensare a degli sgravi, almeno per chi si comporta in modo virtuoso. Oppure, in alternativa, mettere in moto una grande serie di lavori pubblici. Sarebbe l'unica soluzione per far ripartire il comparto edile. Altrimenti anche i più grandi, come noi, saranno a rischio».
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