Finanza
DOV’E’ FINITO IL SERVIZIO COORDINATO?
di Maria Meini Migliaia di persone sono rimaste senza luce e acqua per 36 - 48 ore. Mentre scriviamo ci sono ancora 168 utenze nella provincia di Pisa, secondo il bollettino ufficiale di Enel, prive...
di Maria Meini
Migliaia di persone sono rimaste senza luce e acqua per 36 - 48 ore. Mentre scriviamo ci sono ancora 168 utenze nella provincia di Pisa, secondo il bollettino ufficiale di Enel, prive di corrente elettrica (il che significa anche senz’acqua potabile, che viene spinta nelle condutture da pompe ad elettricità). Problemi di maltempo, certo. É vero che la perturbazione di martedì notte è stata un evento meteo eccezionale, con i suoi 40 centimetri di neve caduti in nemmeno due ore. É vero che i guasti alle linee elettriche sono stati numerosi e frammentari. É vero che le squadre di pronto intervento hanno lavorato senza sosta. É tutto vero, ma il risultato è paradossale: nella ricca e modaiola campagna della Toscana felix (qualche anno fa non fu ribattezzata con un pacchiano Chiantishire?) si va in tilt - al freddo e al buio - come in una qualunque landa sperduta del Terzo mondo. Niente luce, niente riscaldamento, niente acqua, niente internet... Che dire? Forse le linee elettriche mostrano davvero la loro inadeguatezza. Pali in legno traballanti che vengono giù con il peso della neve, o travolti dagli alberi. Si dice che qui la neve è un evento eccezionale, ma lo si dice ormai da dieci anni. Ci dovremmo pure rassegnare al cambiamento climatico, e prendere le contromisure. Che significa intervenire sulle infrastrutture (linee, cavi, condotte) per metterle in sicurezza anche in caso di emergenza.
L’altro problema che ancora una volta si è confermato è la mancanza di un coordinamento tra le forze d’intervento. Un numero unico, che sia protezione civile o altro poco importa, a cui i cittadini possano rivolgersi in modo certo, chiaro e veloce. Un numero verde, un numero di facile memorizzazione come quello di carabinieri o pompieri cui fare riferimento. É così difficile individuare un coordinamento degli interventi? Un’organizzazione che migliori la vita di tutti: soccorritori e soccorsi?
Invece, nonostante i proclami sui coordinamenti intercomunali, ancora una volta si è assistito alla solita prassi italiana del chi fa da sé fa per tre. Peccato, perché la disorganizzazione ha disperso tante energie, a volte rischiando di vanificare un’eccezionale, e sicuramente pregevole, macchina dei soccorsi.
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