Gioco
Solvay, cassa integrazione per 25 operai di Ponteginori
Allarme per la salamoia. Possibili ripercussioni anche per il personale di Rosignano
di Andrea Rocchi
ROSIGNANO
Era dai primi anni ’90 che Solvay non ricorreva alla cassa integrazione. Anche negli ultimi due anni, quando la crisi si è acuita e la sodiera ha iniziato a marciare a ritmi ridotti, l’azienda ha messo in campo misure di abbattimento dei costi e “razionalizzazione” degli investimenti senza intervenire sul personale.
Da ieri non è più così. Solvay ha infatti annunciato la cassa integrazione in deroga per 25 operai dell’unità di produzione Miniera di Ponteginori. In un comunicato inviato ieri pomeriggio in redazione la società chimica parla genericamente di un provvedimento che riguarderà «una componente significativa, pari a oltre metà dell’attuale organico dell’unità produttiva». Ma va oltre e lancia un allarme inquietante: se perdurerà la situazione critica legata all’estrazione del salgemma, non si esclude il ricorso agli ammortizzatori sociali «anche per il personale addetto alle attività dell’intero insediamento industriale di Rosignano per il quale la salamoia è una materia prima indispensabile». Insomma, se Solvay non potrà disporre della salamoia secondo i tradizionali piani di approvvigionamento, il rischio è che vada ad essere intaccata l’attività di produzioni come la sodiera e l’elettrolisi che rappresentano il cosiddetto core-business dell’azienda. Solvay, del resto, si dice costretta ad avviare la cassa integrazione per il perdurare della situazione di stallo dell’estrazione di salgemma a Saline e per il blocco del rinnovo delle concessioni minerarie dopo la sentenza del Tar, impugnata dalla stessa multinazionale.
«Il mancato rinnovo - spiega l’azienda - delle concessioni minerarie denominate Poppiano e Cecina e l’inibizione all’attività in quella denominata Volterra, impediscono il rispetto della pianificazione industriale pluriennale indispensabile per la coltivazione del sale». Solvay afferma che questa situazione, già da tempo, penalizza il normale approvvigionamento di salamoia che, come sappiamo, deriva dal processo di estrazione del salgemma attraverso l’utilizzo dell’acqua. E’ in sostanza il “carburante” fondamentale per la sodiera, ma anche per l’unità di elettrolisi all’interno dello stabilimento di Rosignano. Dopo lo stop al rinnovo delle concessioni minerarie Solvay è stata impegnata in un muscolare braccio di ferro col sindaco di Volterra che, per tutelare il territorio di Saline da nuove estrazioni e la ripresa delle trivelle, ha bloccato l’attività nella cava Volterra. Attività che viene eseguita dall’unità di produzione Miniera di Ponteginori con personale specializzato ed attrezzature che Solvay ricorda essere «di elevato investimento».
Proprio sul versante del fiume Cecina l’azienda, in questi giorni è impegnate in due delicatissime partite. Oltre a quella del sale che interessa soprattutto i cittadini dell’Alta Val di Cecina, da Ponteginori a Saline, c’è la questione dell’acqua che vede il momentaneo stop ai prelievi nella falda di Casagiustri, a Montescudaio. Una partita aperta che si è spostata adesso sui tavoli della Regione.Riguardo alla cassa integrazione per i dipendenti di Ponteginori il direttore dello stabilimento Michèle Huart commenta: «E’ una decisione sofferta e gravosa, ormai inevitabile, che purtroppo penalizza il nostro personale in un contesto di forte crisi che fino ad ieri abbiamo gestito senza ricadute occupazionali negative. Inoltre questa situazione frena la competitività dello stabilimento di Rosignano sia nei confronti dei concorrenti esterni sia all’interno del gruppo Solvay».
Tempi e modalità della cassa integrazione saranno oggetto di incontri fra azienda e sindacato. Il primo già questa mattina a Rosignano.
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