Il dolore
Il Tar su Dune Mosse: «Sì alla demolizione»
I giudici danno ragione al Comune: «La struttura è da rimuovere» Ecco la sentenza sul ricorso presentato dai titolari dello stabilimento
di Mario Moscadelli
VADA
Il cantiere per la costruzione del bagno Dune Mosse è da rimuovere. Questa, in sintesi, la sentenza del Tar sui ricorsi presentati dalla società che gestisce lo stabilimento di Vada contro l’ordinanza di demolizione emessa il primo dicembre 2010 dal Comune di Rosignano. Il dispositivo firmato dalla terza sezione del tribunale è stato depositato in segretaria lunedì e in estrema sintesi dà ragione all’amministrazione comunale: quelle 62 colonne di cemento armato realizzate sulla spiaggia vadese sono da buttar giù. Inoltre, il Tar ha condannato la società Dune Mosse srl e il progettista al pagamento verso il Comune di 4mila euro dispese processuali. Ma difficilmente la faccenda si chiuderà qui: probabile, infatti, che la società faccia ricorso al Consiglio di stato. «Stiamo consultando i nostri legali, ma tenteremo ogni strada per evitare la demolizione incondizionata», dice la società.
La sentenza. Nel dispositivo, il Tar ripercorre in sintesi le tappe della vicenda, esplosa nell’ottobre del 2010 a seguito di alcune segnalazioni di cittadini. Segnalazioni che si sono concretizzate il 20 ottobre con un’ordinanza, da parte di Palazzo civico, di sospensione dei lavori «per una traslazione delle opere, rispetto a quanto previsto nel permesso a costruire, di 3 metri verso la battigia». Irregolarità poi confermata nell’ordinanza comunale emessa il primo dicembre di quell’anno, dove si imponeva la demolizione «per difformità rispetto al permesso a costruire rilasciato nel giugno del 2010». Da qui i ricorsi al Tar della società Dune Mosse e del progettista. Una situazione complicata, che ha portato il Tar alla nomina di un perito per effettuare sopralluoghi e accertamenti. Verifiche che si sono svolte il 25 febbraio del 2011 e il 3 e 4 marzo dello stesso anno. Anche sulla base di questi accertamenti è stata formulata la sentenza, che attacca così. «I ricorsi sono infondati e vanno pertanto respinti secondo quanto esposto». Un’esposizione di circa due pagine, dove i giudici analizzano le contestazioni della proprietà ai provvedimenti del Comune. Questo il passaggio più rilevante: «Visto l’esito delle verifiche, svolte in condizioni di alta o bassa marea, con mare calmo, la distanza tra l’opera e la linea di battigia è più volte risultata inferiore al limite minimo di 5 metri previsto dalla disciplina urbanistica». La sentenza prosegue: «Sempre in sede di verifica, è stato evidenziato che in situazioni meteo-marine diverse, la suddetta misura sarebbe potuta risultare addirittura negativa». Per i giudici, dunque, «si tratta di una variazione essenziale rispetto al progetto approvato, con esecuzione dell’opera traslata sulla fascia di rispetto di 5 metri di inedificabilità assoluta in area vincola paesaggisticamente su suolo demaniale e, quindi, da rimuovere».
Il Comune. Soddisfatta della sentenza l’assessore all’urbanistica Margherita Pia. «Lo sono - dice Pia - soprattutto per i nostri uffici che hanno rilasciato quei permessi a costruire. Ma adesso mi auguro di trovare una soluzione con la proprietà per rimuovere prima possibile quel cantiere, che la scorsa estate non ha rappresentato una bella pubblicità per la nostra zona».
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