Il Tirreno

Tutti assolti con formula piena

Tutti assolti con formula piena

Corruzione: il giudice smonta le accuse della procura, esultano gli avvocati dopo la sentenza

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di Alessandro De Gregorio

LIVORNO. Il primo a uscire dall’aula con i pugni chiusi e le braccia alzate in segno di vittoria è l’avvocato Nando Bartolomei. Seguito da Anna Francini, Lorenza Musetti e via via dagli altri difensori di quella che per oltre cinque anni è stata definita dall’accusa una cricca, o un «gruppo locale» come scrissero i giudici del tribunale del riesame di Firenze. Tutti esultano. Anche l’avvocato Alberto Uccelli, al cellulare da casa, costretto a saltare per colpa dell’influenza. Esultano perché il «gruppo locale» è stato assolto in blocco. Anzi, non c’è mai stato alcun gruppo locale, nessuna tangentopoli made in Rosignano, visto che il giudice Antonio Pirato nel dispositivo ha indicato l’articolo 530 del codice di rito specificando che «il fatto non sussiste».

E dunque: assolti l’ex sindaco Alessandro Nenci, l’ex assessore Raffaele Boccaccini, l’ingegnere Giuseppe Quintavalle, l’imprenditore Vinicio Gemignani. Tutti avevano chiesto il giudizio abbreviato e il pm Massimo Mannucci ci era andato giù pesante con le richieste di pena, considerando lo sconto di un terzo sull’eventuale condanna: 3 anni e 4 mesi per Nenci e Quintavalle, 8 mesi per gli altri due. Niente di tutto questo. Mannucci, uscendo dall’aula, alla domanda su un eventuale ricorso non lo ha escluso, limitandosi a dire di attendere la motivazione (Pirato si è preso 90 giorni).

E ancora: prosciolto Franco Pardini, ex direttore di banca, anche lui perché il fatto non sussiste.

Tutti fuori dal tunnel, dunque, dopo un’inchiesta durata quattro anni e un quinto anno abbondante trascorso solo per l’udienza preliminare. Anni durante i quali sono cambiate molte cose un po’ per tutti. In particolare per Nenci e Boccaccini. L’assessore si dimise quasi subito. Nenci no, condusse il mandato in mezzo alla tempesta. Ma non si ricandidò più. Carriere politiche bruciate per loro, difficoltà anche per gli altri a lavorare con questo marchio invisibile addosso.

Ora: l’impugnazione è sempre possibile ma questa sentenza sarà difficile da ribaltare, considerando anche che arriva dopo un’altra sentenza, quella della Cassazione, che a suo tempo (novembre 2008, motivazione febbraio 2009) negò gli arresti per Nenci e Quintavalle per «carenza di indagine su alcuni punti e manifesta illogicità su altri».

«Un processo già segnato dalla Cassazione - dice l’avvocato Uccelli - e dove un giudice ha finalmente detto stop all’ostinazione della procura».

«Questo processo non doveva neanche cominciare - dice Francini - e invece siamo qui da anni a dimostrare l’innocenza di queste persone. C’è gente che ci ha rimesso il lavoro, le aspirazioni, che ha addirittura rischiato di finire in galera. Non dico altro, è meglio».

«E’ stata fatta giustizia - aggiunge Bartolomei - e permettetemi di sottolineare il grande lavoro di squadra delle difese. Gemignani? L’ho appena sentito al telefono. Se lo aspettava come gli altri, del resto. Tutti sapevano cosa avevano fatto e cosa non avevano fatto. E credo che fosse anche evidente».

Nenci è stato avvertito quasi in diretta, al telefono. In questi giorni è in Brasile. Anche Pardini è stato avvertito subito.

Boccaccini e Quintavalle, gli unici imputati presenti, hanno incassato la sentenza in silenzio, i volti distesi e rilassati di chi si è tolto un bel peso di dosso.Meno rilassato il volto di Angelo Infantino, il grande accusatore di Nenci, uscito dall’aula scuotendo la testa. Costituitosi parte civile, aveva chiesto otto milioni.

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©RIPRODUZIONE RISERVATA

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