Sicurezza
«Provato ma sereno, sogno di tornare a casa»
Roberto Ridi, trasferito di recente dalle Sughere a Porto Azzurro, presto potrebbe essere scarcerato e affidato ai servizi sociali
di Alessandro De Gregorio
CASTAGNETO. «Ho ancora la forza per andare avanti, sono un uomo provato ma sereno e sogno di tornare a casa». Per Roberto Ridi le porte del carcere potrebbero aprirsi presto, dopo due anni di detenzione per rapina aggravata. Il suo avvocato Enrico Marinai sta preparando la doppia istanza da inviare al tribunale e al giudice di sorveglianza. Sono infatti quasi maturi i tempi per chiedere la sospensione della pena e l'affidamento in prova ai servizi sociali.
Ridi fu arrestato il 10 giugno 2010 per aver rapinato gli uffici postali di Casale e di Ponteginori e per aver tentato di farlo in quelli di Quercianella (due volte) e di Gavorrano. Una follia, considerando l'età (Ridi ha 68 anni) e il passato irreprensibile dell'ex consigliere Pdl. Ridi all'epoca confessò tutto e patteggiò 5 anni.
In carcere ha tenuto un comportamento esemplare che gli ha fruttato alcuni sconti: la legge prevede 45 giorni ogni sei mesi, quindi la scadenza dei due anni fissata al 10 giugno verrebbe anticipata di sei mesi. I tempi sarebbero dunque maturi per la liberazione anticipata e i tre anni residui Ridi potrebbe trascorrerli nella sua Castagneto con la famiglia, gli amici, nel suo minimarket di Marina.
Nel frattempo Ridi continua a intrattenere rapporti epistolari con gli amici e anche con "Il Tirreno". Nell'ultima sua lettera ci fa sapere di aver trascorso il secondo Natale in carcere ma non alle Sughere. A dicembre infatti è stato trasferito a Porto Azzurro insieme ad altri detenuti, in occasione di uno sfollamento delle Sughere determinato dalle precarie condizioni strutturali del sovraffollato penitenziario livornese.
«La mia permanenza alle Sughere l'ho vissuta con umiltà, serenità e con un comportamento irreprensibile apprezzato anche dalla direzione» scrive Ridi, che ha sempre lavorato come addetto alla segreteria e alle pulizie dell'ufficio assistenti sociali.
«Forte è stata, e lo è tuttora, la sofferenza che sto provando in questi mesi di carcere - scrive ancora Ridi - Sono sereno ma provato, un uomo pentito dell'errore commesso. Senza una ragione mi ero ritrovato in un tunnel buio, senza uscita. Il tunnel del gioco. Questi mesi trascorsi in carcere mi sono serviti per riflettere, per pensare che un giorno sarò finalmente un uomo libero e pulito. Importante è stato l'aiuto delle psicologhe e il supporto della famiglia. E quello dell'avvocato amico. Nessuno di loro mi ha mai lasciato solo».
Ridi si sente "fiducioso di tornare a casa per ritrovare l'affetto dei miei cari e dei miei amici".
Nel frattempo l'avvocato Marinai sta contattando varie associazioni di volontariato.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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