Sicurezza
Pd, lo psicodramma poi voto bulgaro per Alessandra Meini
Ma il candidato della minoranza sarà in segreteria Dure accuse da Nicola Imbroglia: due mesi di pressioni
di Maria Meini
CECINA
Alessandra Meini è la nuova segretaria del Pd cecinese. La prima donna a guidare l'Unione comunale.
L'investitura arriva alla fine di una lunga assemblea che segna uno spartiacque: il riconoscimento della minoranza all'interno del partito. Quella movimentista, rottamatrice, civatiana, malpancista... - ognuno la chiama come vuole -; comunque una corrente vivace che, pur con numeri scarsi, è riuscita a proporre un proprio candidato al dopo-Lippi.
Il voto e gli scontenti. Il risultato del voto sarà bulgaro: 81% a Meini, con 36 voti su 44 validi e un totale di 48 votanti. 8 preferenze andranno a Federico Parenti, l'avversario di minoranza. Il quale sarà comunque chiamato a far parte della nuova segreteria, che come ha anticipato la neo eletta verrà nominata entro breve, una settimana al massimo, e darà spazio anche gli scontenti.
Ma al di là del voto, quello che è emerso nell'assemblea di martedì sera è una discussione di tipo congressuale. Una voglia di esserci, che certo risente degli influssi mediatici nazionali - tutti improntati all'emotività - ma è anche una bella palestra di confronto. Insomma, come dirà in chiusura il sindaco Stefano Benedetti, se si discute vuol dire che il partito è vivo. L'eco dei renziani è evidente, come è evidente l'esempio della Serracchiani, o il pianto dell'imprenditrice davanti a Bersani. Ed è fortissimo il richiamo generazionale.
La rabbia dei giovani. La rabbia dei giovani è l'altro elemento forte dell'assemblea, che uno dei dirigenti storici ribattezzerà “sconvolto” uno psicodramma. Una seduta di autonalisi collettiva. Roba da '68 e dintorni… Da cui i "vecchi" si tengono ben alla larga, senza intervenire.
L'incontro che stipa all'inverosimile la stanza della Guido Rossa comincia con la presentazione dei candidati. In prima fila il sindaco Benedetti e l'assessore provinciale Pacini. Dei quattro nomi usciti dal cilindro delle consultazioni volute da Lippi (un po' primarie nuoviste, un po' residuo da soviet: secondo i teorici del partito solido doveva semplicemente nominare il suo vice) solo due restano in gara: Massimo Simoncini, segretario della sezione di Palazzi, spiegherà infatti di essersi ritirato appoggiando la candidatura Meini perché nel partito c'è bisogno di unità e sostegno alle donne. Mentre Imbroglia accuserà tutto e tutti.
Più spazio al dibattito. Il primo a parlare è Federico Parenti, che sarà poi l'unico a confrontarsi con Meini. Dice che non è un politico di mestiere, ma neanche un outsider perché da 5 anni fa politica, a partire dal forum ambientale che poi il partito ha dimenticato fin quando la segretaria del circolo Marina Centro, Luna Biondo, cui fa capo la minoranza insieme a Vincenzo Argentieri, l'ha recuperato. Ma insiste nel dire che la sua candidatura è trasversale e non del circolo, che il Pd deve aggregare e non deprimere la voglia di partecipazione e di politica, con logiche di interesse e opportunismo, prestando così il fianco alla nascita di comitati e liste civiche. Partecipazione e apertura sul territorio, contro le logiche di cooptazione, chiedono i due grandi elettori di Parenti, Argentieri e Biondo che striglia la giunta perché non ha presentato ai circoli il documento di metà legislatura.
Ma sarà l'altro ex candidato - oltretutto il più giovane coi suoi 29 anni non compiuti; Parenti ne ha 35, Meini 41 - a far volare i decibel. Nicola Imbroglia gioca in casa perché è il segretario della Rossa, la sezione più grande dell'unione comunale, coi suoi 220 iscritti. Ha raccolto le firme per la sua candidatura, ma - come aveva annunciato Il Tirreno - ha deciso di ritirarsi. E lo ha spiegato in diretta, a un pubblico spesso allibito. Comunque un po' confuso. É emozionato, dice che ha deciso di non partecipare alla competizione perché è stato oggetto di pressioni per due mesi, da un lato e dall'altro: da chi gli diceva di non candidarsi e da chi lo spingeva a farlo. Con le stesse motivazioni e "minacce": di non poter fare carriera politica, di bruciarsi. Nicola denuncia «un clima di sotterfugi e di terrore, dove si intende la politica scambio di lavoro o favori». Ma per me «la politica è servizio», tuona. Nega di essersi ritirato per ragioni di lavoro, «perché non ho lavoro fisso», ma sono motivazioni personali che «mi hanno spinto a uscire dalla gara». Queste motivazioni. Parla di poltrone assegnate e di immobilismo, anche se rinnova piena fiducia al sindaco e alla giunta Benedetti e termina offrendo collaborazione al nuovo segretario. Sollecitato dal giornalista dirà di non voler fare nomi, «sì forse ho usato parole troppo grosse», dice, ma il concetto è questo, la politica deve cambiare. Fare spazio ai giovani.
«Candidata di tutti» Largo agli under 30 lo chiede anche il reggente della Giovanile, Joseph Grazioli, ventenne, che denuncia la mancanza di comunicazione tra il partito "adulto" e i Giovani democratici, dall'uso della sede agli incontri tematici, alle ultime consultazioni.
«Parole che mi mettono a disagio perché non rientrano nel Dna di questo partito, dove il confronto è all'ordine del giorno», commenterà Alessandra Meini. La quale all'assemblea ricorda la sua militanza ventennale e i ruoli che ha ricoperto mettendosi sempre "a disposizione". Sottolinea che ha accettato di candidarsi con la voglia di mettersi in gioco per la passione che nutre verso la politica. Una politica che ha bisogno di serietà e competenza. Ma nega anche di essere «la candidata di Lippi, cui mi lega una profonda amicizia, ma sono la candidata di tutto il partito».
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